San Marino. Zonzini: “Politica estera sia pragmatica”

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Di Europa, oggi come ieri, si parla molto. Torna così alla mente un testo scritto da Giovanni Spadolini che dal suo discorso del primo aprile 1989 volle trarre un libro dal titolo. ‘San Marino. L’idea della Repubblica’. “Già Pietro Calamandrei – scrive Spadolini – mio lontano maestro nelle aule dell’università fiorentina – in questa stessa aula il primo ottobre 1948 aveva esaltato la Repubblica di San Marino come patria dei valori federativi europei, aveva rilanciato di qui il grande sogno di Cattaneo e del Risorgimento democratico, il sogno degli Stati Uniti d’Europa”.
Di Europa si è dissertato a lungo martedì sera nell’ambito di un incontro organizzato da Domani in Movimento dove è stato Giovanni Zonzini a parlare in profondità di un tema caro ai sammarinesi che riguarda la sovranità di San Marino. “Io penso – ha detto Zonzini – che date le peculiarità della nostra storia dobbiamo avere un atteggiamento pragmatico in politica estera. In un mondo globalizzato si deve rinunciare all’idea di sovranità statuale così come si è andata formando a partire dalla metà dell’Ottocento fino alla metà del Novecento. Una totale sovranità statuale non l’abbiamo ma è altrettanto evidente che le cosiddette quattro libertà europee difficilmente possono essere recepite totalmente dal nostro Paese senza le cosiddette clausole di salvaguardia. Una totale apertura allo stanziamento dei cittadini europei (libera circolazione delle persone) sarebbe estremamente problematico e potrebbe portare grandi sconvolgimenti anche nella tenuta dello stato sociale. E’ necessario tenere i confini aperti ma con ponderazione, con una certa limitazione in ragione delle nostre peculiarità territoriali”. A destare preoccupazione è anche la libera circolazione dei lavoratori i cui effetti li abbiamo potuti toccare con mano dal momento in cui si è andati verso la liberalizzazione del mercato che ha determinato l’aumento esponenziale di lavoratori frontalieri. “Se con la Ue stabilissimo una totale pariteticità tra lavoratori frontalieri e residenti avremmo problemi con le assunzioni dei nostri lavoratori non perché siano più vagabondi ma perché una aperta concorrenza con lavoratori che nei loro paesi hanno leggi estremamente differenti e che per ora sono più penalizzanti, si aprirebbe la strada ad un livellamento verso il basso delle condizioni salariali, che sfocerebbe nell’aumento delle forbici di disuguaglianza, nella riduzione dei consumi e della domanda aggregata, nel peggioramento delle condizioni di vita della stragrande maggioranza delle persone di questo Paese. D’altro canto invece per Iss potremmo pensare ad una apertura, se noi permettessimo più facilmente a tutti i giovani medici italiani di iscriversi alle graduatorie per entrare al nostro ospedale, ciò potrebbe aiutarci a risolvere l’annoso problema della difficoltà di reperire medici. In altri settori sempre della Pa ci sarebbero dei problemi, si pensi alle graduatorie scolastiche già asfittiche, se noi dovessimo aprire le nostre liste a tutti gli insegnanti residenti in Italia forse avremmo difficoltà a occupare i nostri insegnanti, se anche l’accordo a quel punto diventerebbe reciproco, non sarebbe per noi vantaggioso. Stesso discorso vale per gli appalti pubblici: le aziende italiane spesso riescono ad essere più competitive perché attingono a grandi bacini di manodopera sottopagata, potenzialmente potremmo trovarci a vedere aziende costrette ad abbassare i costi sulla pelle dei lavoratori. Una concorrenza aperta senza salvaguardie potrebbe creare problemi importanti tanto alle aziende quanto ai lavoratori”.

Repubblica Sm

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