Sea Watch, Salvini: “I porti restano chiusi”. Le regole mondiali inchiodano i Paesi Bassi: dovevano obbligare la nave ad andare in Tunisia

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Il ‘blitz’ bipartisan di tre deputati sulla Sea Watch 3, con 47 migranti a bordo di cui 13 minorenni, al largo del porto di Siracusa, infiamma il dibattito politico.”Tornino da dove sono venuti. I porti italiani sono e rimangono chiusi”, ha ribadito il vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini da Sulmona, in provincia di L’Aquila.

Le regole mondiali inchiodano i Paesi Bassi: dovevano obbligare la nave ad andare in Tunisia

L’Olanda deve occuparsi dei migranti a bordo della nave Sea Watch 3, secondo le convenzioni internazionali, ma fa spallucce.

E il governo olandese usa la tattica furbetta dei due pesi e due misure.

Al Giornale sono arrivati i documenti che inchiodano l’Olanda alle sue responsabilità come Stato di bandiera della nave, che sta intenzionalmente creando un caso politico al largo di Siracusa con il suo carico di esseri umani recuperato al largo della Libia. Il Comitato di sicurezza dell’Organizzazione marittima internazionale creata dall’Onu e riconosciuta da 172 Stati membri compresi Olanda e Italia, stabilisce una lunga serie di raccomandazioni per il soccorso in mare. «Si chiamano Facilitazioni per il traffico marittimo internazionale», che vanno rispettate dagli Stati» spiega una fonte del Giornale in prima linea sul fronte dei migranti in mare. «Pur trattandosi di raccomandazioni, se qualcuno non vi si attiene, a mio parere compie una violazione della Convenzione sui parametri di ricerca e soccorso in mare (Sar)» sottolinea la fonte. Il documento dell’Imo sui «Principi relativi alle procedure per lo sbarco delle persone soccorse in mare» del 22 gennaio 2009 parla chiaro. Il capitolo 3 è dedicato alle «Priorità». L’organismo internazionale stabilisce che i soggetti che devono occuparsi dei naufraghi, ovvero i migranti, con la «massima priorità» sono «il capitano, la compagnia di navigazione (in questo caso l’ong, ndr) e gli Stati di bandiera». Non solo: dopo il recupero, «gli Stati di bandiera e costieri devono organizzare l’assistenza ai comandanti delle navi per liberare la nave dalle persone soccorse in mare».

L’Italia era il paese costiero più lontano dal punto, 30 miglia a nord del porto libico di Zwara dove sono stati soccorsi i 47 migranti. Il 19 gennaio il Paese costiero «sicuro» e più vicino era la Tunisia. L’Olanda l’ha fatto presente al capitano di Sea Watch, che però è rimasto davanti alla Libia in cerca di altri migranti. E ancora il 23 gennaio, per la seconda volta, Sea Watch 3 avrebbe potuto, quando le condizioni meteo marine erano peggiorate riparare verso il porto tunisino di Zarzis, ma ha preferito fare rotta verso l’Italia per creare il caso politico. Curioso che l’Olanda sia intervenuta fino a quando Sea Watch 3 navigava, ma poi il governo se ne è lavate le mani quando la nave si è avvicinata alla Sicilia. Il ministro dell’Immigrazione dei Paesi Bassi, Mark Harbers, ha fatto pure il furbetto sostenendo che l’Italia deve sbarcare i migranti per stabilire chi ha diritto alla protezione internazionale e chi va espulso e che dopo gli olandesi possono farsi carico di qualche rimasto. Una presa in giro dopo che l’Olanda ha sottoscritto con entusiasmo il piano dell’Onu sulle migrazioni che apre la porta alla parificazione dei migranti economici, oggi da espellere, a quelli in fuga dalle guerre che hanno diritto all’asilo.

Il governo olandese è doppiamente furbetto tenendo conto del rapporto di 17 pagine del ministero dei Trasporti dei Paesi Bassi, che si intitola «Indagine esplorativa su Sea Watch 3» del 10 luglio scorso. Gli ispettori garantivano ai maltesi, che avevano bloccato la nave nel porto di La Valletta, che non solo batte bandiera olandese, ma era tutto a posto e poteva riprendere il mare. Per poi fare scoppiare un caso politico davanti alle coste siciliane. Il Giornale.it

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