“Se vogliamo essere sinceri e onesti col nostro Paese, quella commissione d’inchiesta, ora, abbiamo il dovere di cominciare a farla…”. La pressante campagna di ricerca di quella verità sulla devastazione del Diritto e dei conti pubblici dello scorso decennio, che possa andare oltre quella meramente giudiziaria in corso, condotta con decisione -e da anni- da GiornaleSM, inizia a fare breccia nelle Istituzioni, segnatamente, nel caso, nella più alta sede della democrazia sammarinese, ovvero il Consiglio Grande e Generale.
Nell’antica sede del potere legislativo, infatti, qualche giorno fa, il consigliere e avvocato Gian Nicola Berti (AR), non ha usato mezzi termini nell’evidenziare ai “Sessanta” che, alla luce di quanto emerso negli ultimi anni dagli atti processuali e giudiziari, l’istituzione di una Commissione consigliare d’inchiesta in materia è, per gli stessi “Sessanta” ormai “un dovere”!
“E vero -ha spiegato lo stesso Berti- che ci sono degli imputati in Tribunale”, ma non si può dimenticare che l’azione della cosiddetta Cricca si è resa possibile “solo grazie a una certa continuità di carattere politico”.
Parole sante, mi vien da aggiungere!
Non si dimentichi, infatti, che l’azione di quel “gruppo criminoso” -così definito nel decreto di rinvio a giudizio disposto dal Commissario della Legge Elisa Beccari– noto come “Cricca” non si è limitato ad influenzare, dall’esterno, delicatissime decisioni spettanti allo Stato e alle sue Istituzioni, ma sarebbe arrivato a conquistare le poltrone del potere che, quelle decisioni, le assume. E non solo in ambito di politica bancaria e finanziaria.
Non si dimentichi, del resto, che fra i presunti sodali dell’associazione a delinquere individuata negli atti dello stesso Commissario Beccari, figura il Commissario della Legge Alberto Buriani, indicato come una sorta di “braccio armato” incaricato di assoggettare agli interessi della “Cricca” nientemeno che il Diritto della più antica democrazia del mondo, ovvero l’amministrazione della Giustizia, terzo potere -al fianco di quello esecutivo e legislativo- di ogni democrazia compiuta.
Come è possibile -è la domanda che GiornaleSm (al pari di parte della popolazione) si fa da anni- che un “gruppo criminoso” possa essere arrivato ad occupare direttamente delicatissimi posti di potere della Repubblica senza poter contare -usando le parole di Berti- su “una certa continuità di carattere politico”?
O, perlomeno, senza precise, anche individuali e gravissime responsabilità nel mondo politico che era alla guida del Paese ai tempi dell’illegittima liquidazione di Asset Banca, della vicenda dei Titoli Demeter, delle indagini giudiziarie finalizzate (lo dice la sentenza di primo grado del processo Buriani-Celli) a favorire non conformi operazioni in ambito bancario, del “congelamento” del processo istitutivo della Centrale Rischi interbancaria, dell’assalto a Cassa di Risparmio, dei decreti legge scritti a “quattro mani” dalla Segreteria di Stato alle Finanze e i tecnici della Advantage Financial riconducibile a Francesco Confuorti e così via, in operazioni che, nel loro complesso -senza considerare i danni derivanti sul Sistema San Marino dalla perdita di autorevolezza in ambito internazionale- sembrano esser costate alle casse pubbliche, quindi ai cittadini, oltre 800 milioni di euro?
Come non ricordare, poi, “il clima di caccia alle streghe”.
“Un clima di caccia alle streghe che ci ricordiamo tutti -ha aggiunto lo stesso Berti-. Ci ricordiamo tutti come certi politici venivano buttati in galera e certi altri politici, invece, non venivano neanche considerati” dal pool inquirente”.
Sì, perchè se l’aspetto economico è quello che fa più breccia nella “gente”, nel sammarinese comune, lo “stupro” del Diritto registrato nel decennio scorso sul Titano è un aspetto ben più grave, perché trasforma quella scalata alla gestione di poteri di carattere istituzionale in qualcosa di assai simile ad un vero e proprio colpo di Stato.
UN VERO E PROPRIO COLPO DI STATO
E cosa più di un possibile “golpe” meriterebbe i necessari approfondimenti anche politici?
Non mancano gli indizi, prontamente ricordati dal Consigliere di Alleanza Riformista in un’aula incapace, poi, di spendere una sola parola in replica alle sue “pesantissime” affermazioni. “
Io ricordo perfettamente la vicenda dell’ex Segretario di Stato Claudio Podeschi, imputato, carcerato, buttato in carcere, tenuto con la sua compagna per un sacco di tempo in carcere” senza alcuna condanna. Che poi non arrivò mai, si ricordi, viste le assoluzioni e i proscioglimenti della sentenza definitiva.
“Io credo -ha aggiunto Berti- che forse col conto Mazzini lui c’entrasse veramente poco. E’ stato tirato dentro per tutta una serie di situazioni dove”, al limite, “lui poteva essere ritenuto responsabile di aver presentato un esponente di dubbio gusto, un personaggio di dubbio gusto, il malese Paul Puah al quale la Segreteria di Stato degli Esteri dell’epoca (guidata da Antonella Mularoni di AP, oggi consigliere di Repubblica Futura; ndr) rilasciò un passaporto diplomatico”.
“Bene si può dire che il Segretario di Stato avesse, all’epoca, dato credito a Podeschi, ma attenzione, quel passaporto venne rinnovato” in seguito… “Chi forse poteva essere in buona fede al momento della concessione o della richiesta di promozione di quel personaggio come esponente diplomatico -ha rincarato lo stesso Berti-, non poteva essere in buona fede quando lo ha rinnovato. Eppure, uno finisce in carcere, ci sta a lungo, lui e la sua famiglia”, mentre “qualcun altro non viene neanche lontanamente perseguito, non so se neanche è stato ascoltato come testimone…”.
E chi guidava, all’epoca, quell’indagine? Il Commissario Alberto Buriani, oggi indicato negli atti della Beccari come un presunto sodale dell’associazione a delinquere, negli stessi atti d’accusa fondata da Marino Grandoni e guidata nella sua operatività da Daniele Guidi e Francesco Confuorti.
Un esempio, snocciolato in aula dal Consigliere Berti. Un esempio preciso, che potrebbe venire affiancato da decine di situazioni logicamente “incomprensibili” che, unite tutte una con l’altra sembrano definire un preciso disegno sovversivo, se non un colpo di stato… Un “golpe” giudiziario-economico ipoteticamente avviato nella prima metà degli anni 2000, con le indagini -guidate dal Commissario Buriani- che hanno spazzato via un’intera generazione politica spianando la strada a nuovi “capi” e “capetti” politici con le chiavi della cosiddetta “stanza dei bottoni”.
Il tutto apparentemente supportato da altre iniziative giudiziarie mirate ad abbattere i nuovi ostacoli che si ergevano sulla conquista di delicati posti di potere istituzionale da parte del “gruppo criminoso”.
Ce n’è abbastanza per varare una nuova Commissione Parlamentare di Inchiesta, mirata a completare la verità giuridica che si sta scrivendo in Tribunale.
“A questo punto -rilanciava Berti- qualcuno invoca una commissione di inchiesta (il riferimento sembra essere alla proposta depositata da Marco Severini che dovrebbe convertirsi in una legge di iniziativa popolare, o in una copiosa raccolta firme o in un referendum ndr – leggi qui) anche perché ci sono quantomeno delle responsabilità politiche” evidenti, “che vanno a 360 gradi e colpiscono forse vari esponenti di tanti partiti diversi”, compreso chi anche oggi “si erge al di sopra delle parti, al di sopra di tutto”.
“Forse davvero -è l’ovvia conclusione- se vogliamo essere sinceri e onesti col nostro Paese, quella commissione d’inchiesta ora abbiamo il dovere di cominciare a farla”.
Finalmente il “muro di gomma” che un po’ tutta la politica sammarinese ha steso attorno alla richiesta di una attenta e seria indagine consigliare, sembra vacillare.
Certo, non basta un intervento in Consiglio Grande e Generale… Non bastano le parole, ma queste sono importanti per sperare che si possa, magari prima di quanto si possa credere, arrivare ai fatti concreti o, perlomeno, arrivare a conoscere nomi e cognomi di quei politici e di quei partiti che questa iniziativa di chiarezza avranno la “sfacciataggine” di rigettarla!
Enrico Lazzari