Siria, primi raid Usa contro l’Isis. Obama, “non è una guerra solo nostra”

President Obama at 2014 Clinton Global InitiativeGli Stati Uniti sono passati all’azione: aerei da combattimento, bombardieri e missili Tomahawk lanciati dalle navi che incrociano nella regione hanno colpito nel corso della notte obiettivi nel nord della Siria. Secondo fonti mediche siriane tra le 11 vittime identificate del raid ci sono anche sette fra bambini e ragazzi (neonati inclusi) e due donne.

”Non è una guerra che riguarda solo l’America”, ha detto il presidente Usa Barack Obama commentando l’inizio dei raid in Siria condotti insieme ad alcuni Paesi arabi. “Abbiamo sventato un complotto di al Qaida in Siria contro gli Stati Uniti e i nostri alleati”. Gli attacchi aerei – ha detto – sono stati condotti per eliminare le potenziali minacce terroristiche e non esiteremo a farlo ancora in futuro. Il gruppo Khorassan, legato ad al Qaida, si apprestava a sferrare “attacchi importanti” contro obiettivi occidentali e probabilmente negli Stati Uniti, ha precisato il portavoce del Pentagono. Il generale William Mayville ha rivadito che gli Stati Uniti non hanno e non impegneranno truppe di terra in Siria.

Il gruppo Khorasan stava progettando anche attentati con bombe nascoste sugli aerei. Lo rivelano – secondo quanto riferisce la Cnn – fonti dell’intelligence Usa, spiegando come questa sia stata una delle
opzioni e come non si conosca al momento quali fossero i bersagli. Sarebbero stati utilizzati dentifrici e abiti esplosivi.

“L’Italia – sottolinea Palazzo Chigi in una nota – fa parte della coalizione impegnata nella lotta contro la minaccia terroristica dell’Isis” e “continuerà il proprio impegno contro il terrorismo nel rispetto dei principi della Carta Onu e delle procedure previste dal Parlamento italiano”. Come presidente di turno dell’Ue, ricorda Palazzo Chigi, Renzi si è recato personalmente in Iraq, toccando con mano a Erbil gli effetti disastrosi della violenza e della ferocia dei miliziani contro la popolazione, le donne, i bambini, le minoranze.

Le indicazioni iniziali sono che i raid di ieri sera in Siria hanno avuto ”successo”. Lo afferma il portavoce del Pentagono, John Kirby, sottolineando peraltro che i raid Usa di ieri sono ”solo l’inizio”.

Gli Usa non hanno in nessun modo informato la Siria sui raid aerei e non hanno chiesto in alcun modo il permesso per gli attacchi: così la portavoce del Dipartimento di Stato americano, Jennifer Psaki. I raid Usa contro le postazioni jihadiste sono stati avviati per prevenire “un imminente attacco contro gli Usa e gli interessi occidentali” pianificato da veterani di al Qaida, altresì conosciuti come il gruppo ‘Khorasan’. Lo riferisce il comando centrale americano (Centcom) citato dalla Bbc.

Ecco perché anche i qaedisti di Khorasan – il gruppo descritto dalla stampa americana come più pericoloso dello Stato Islamico – sono state colpite dai raid della coalizione. Il quotidiano panarabo al Hayat, sul suo sito Internet, precisa che i bombardamenti hanno colpito basi di Khorasan a ovest di Aleppo. I raid aerei hanno poi centrato alcune postazioni dell’Isis nella provincia a maggioranza curda di Hasake, nel nord-est siriano. Lo riferiscono fonti concordanti e testimoni locali interpellati dall’ANSA via Skype.

Circa 120 miliziani jihadisti e qaedisti sono stati uccisi nei raid aerei condotti in Siria dalla coalizione guidata dagli Stati Uniti. Lo riferisce l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), che fornisce un bilancio complessivo delle vittime della Jabhat an Nusra, ala qaedista siriana, e dello Stato Islamico.

La Siria sostiene ogni sforzo internazionale per combattere il terrorismo: lo ha detto il presidente siriano Bashar al Assad citato dalla tv di Stato siriana.

Fonti della difesa Usa hanno affermato che le “nazioni partner” che partecipano “in pieno” sono l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, la Giordania e il Baherein. Alla coalizione si aggiungerà presto la Gran Bretagna. Il governo britannico è infatti pronto a compiere raid aerei in Iraq contro i jihadisti dell’Isis. E’ quanto rivela il Daily Telegraph, che cita fonti all’interno del ministero della Difesa. Secondo il giornale, il premier David Cameron dovrebbe annunciare la partecipazione britannica nel corso della Assemblea generale dell’Onu a New York. Fonti del partito conservatore affermano inoltre che il premier convocherà il Parlamento questa settimana per approvare l’intervento militare.

In tutto questo l’aviazione di Damasco ha bombardato stamani il Libano a ridosso del confine tra i due Paesi contro postazioni di miliziani anti-regime arroccati sull’altopiano del Qalamun. Lo riferisce la tv al Manar del movimento Hezbollah, i cui miliziani jihadisti da due anni combattono attivamente in Siria a fianco delle forze di Damasco.

Il regime siriano ha poi confermato che Israele ha abbattuto un velivolo militare siriano sulle Alture occupate del Golan. Lo si apprende da un comunicato diffuso dalla tv di Stato siriana.

Mosca, raid in Siria richiedono consenso Damasco – L’avvio dei raid contro lo Stato Islamico in Siria richiede il fermo consenso del governo di Damasco: lo afferma il ministero degli esteri russo.

Sarebbe salito a “circa tremila” il numero di combattenti europei in Siria ed Iraq. Lo scrive l’agenzia Afp citando il coordinatore della lotta al terrorismo, Gilles de Kerchove, che a luglio scorso parlava di circa duemila ‘fighters’ europei in medio oriente. Secondo De Kerkhove è “possibile” che l’incremento di combattenti europei sia effetto dell’avanzata sul terreno dell’Isis e della proclamazione del califfato. “Il flusso non si è prosciugato ed è possibile che la proclamazione del califfato abbia avuto un certo impatto”. La maggior parte dei cambattenti europei viene da Francia, Gran Bretagna, Germania, Belgio, Olanda, Svezia e Danimarca, ma “un po’ di loro”, secondo De Kerkhove, vengono anche da Spagna, Italia, Irlanda e Austria. Nella intervista con la Afp, il responsabile dell’antiterrorismo europeo afferma che tra il 20% ed il 30% dei ‘fighters’ europei sono rientrati alle loro abitazioni, alcuni riprendendo una vita normale, altri soffrendo di stress post-traumatico, altri ancora sviluppando una radicalizzazione che potrebbe trasformarsi in una minaccia. “La sfida per ogni stato membro è quella di valutare ognuno di loro, la loro pericolosità, e di dare la migliore risposta ad ogni singolo caso”.

RAPITO UN FRANCESE – Un gruppo legato all’Isis ha rivendicato con un video il rapimento di un francese in Algeria e ha minacciato di ucciderlo entro 24 ore se la Francia non fermerà i raid contro i jihadisti in Iraq. Nel video si mostra l’ostaggi, Hervè Pierre Gourdel, che chiede al presidente Hollande di farlo uscire da questa situazione. Il gruppo jihadista algerino “Jund al-Khilafa” (I soldati del Califfato) che ha rivendicato il rapimento del cittadino francese, ha fatto professione di fedeltà all’Isis.

“Non cederemo ad alcun ricatto”: lo ha detto il presidente francese, Francois Hollande, da New York dove si trova per l’Assemblea generale dell’Onu. “Non cederemo ad alcuna pressione e ad alcun ultimatum e continueremo a sostenere il governo iracheno”, ha aggiunto Hollande.

Nel video si vedono due uomini seduti armati di kalashnikov e mascherati con in mezzo l’ostaggio francese. L’uomo dice di essere originario di Nizza e di essere una guida di montagna. Precisa di essere arrivato in Algeria sabato e di essere stato rapito domenica sera. La rivendicazione del gruppo armato giunge a poche ore dall’ultimo messaggio dell’Isis in cui si chiede di uccidere “i miscredenti americani e europei – soprattutto uno sporco francese”. Il ministro degli esteri francese Laurent Fabius ha detto però che è escluso che la Francia ceda alle minacce di un gruppo terroristico”.