L’ex Segretario agli esteri, Fiorenzo Stolfi, interviene sul difficile rapporto di San Marino Con l’Italia.
“Per uscire da questo stato emergenza rimarca serve l’aiuto di tutti. La coalizione che sta governando non è in grado di risolvere da sola i problemi, ma non sono cosi partigiano da sostenere che se ci fossero altri al governo i problemi sarebbero risolti. La questione è ben più grave e molto più compromessa. Il rapporto con l’Italia lo si può sistemare solo con un’alzata di scudi da parte delle forze sane del paese. Non basta la sola politica, serve l’aiuto della società civile, del sindacato, ci vogliono i lavoratori, gli industriali, gli artigiani, i commercianti, i liberi professionisti, le fondazioni, i banchieri, i giovani, gli studenti, insomma chiunque abbia voglia di voltare pagina. Ma fino ad oggi il governo non è stato in grado di favorire questo indispensabile processo”.
Però l’uscita di scena del segretario alle Finanze potrebbe aiutare…. “Metterlo alle Finanze è stato un errore fatale che San Marino sta pagando pesantemente. L’Italia aspetta dei segnali. Occorre che il Consiglio prenda atto delle sue dimissioni, e voltare pagina. Poi serve un altro tipo di approccio interno: fare sistema, decidere alcuni atti significativi su un tavolo allargato per dare peso politico e credibilità a chi va a trattare a Roma. Noi sappiamo perfettamente che cosa vogliano dall’Italia, sappiamo anche che cosa dovrebbe fare San Marino, abbiamo anche i canali di dialogo, in cambio del nostro aiuto non chiediamo di essere portati al Governo, chiediamo solo di essere messi nelle condizioni di dare una mano, di offrire il contributo che il Psd può dare al Paese, condotto sulla soglia del baratro”.
Avendo la possibilità di decidere, che azioni mettereste in campo? “Per prima cosa affiancarci ad Andorra nei chiedere all’Unione Europea di diventare uno Stato associato ed essere introdotti al negoziato dagli amici spagnoli che hanno la presidenza di turno. Portare all’Italia elementi che dimostrino la scelta di campo fatta da San Marino. Una scelta che non sia espressione di un segretario di Stato, di un partito o di una coalizione, ma di un intero Paese. Definire in via pattizia le questioni relative al decreto “incentivi” e quindi l’ingresso nella white list, così come la presenza di imprenditori italiani a San Marino, per non creare danni irreparabili all’economia sammarinese. Tutto questo in attesa del disporsi di una trattativa per un serio rilancio delle relazioni bilaterali e per una nuova Convenzione di Buon Vicinato”