TAVOLO TRIPARTITO: Poca chiarezza degli obiettivi da perseguire RINNOVO DEL CONTRATTO DI LAVORO: Aumenti molto inferiori all’inflazione

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  • Nell’accordo di rinnovo contrattuale 2009/10 tra sindacato, governo e categorie economiche, traspare l’assenza di obiettivi chiari da perseguire per uscire dalla crisi. L’impressione è che si navighi a vista: molte misure sono contraddittorie, le tutele per i lavoratori vengono ulteriormente intaccate, e le uniche certezze sono il credito agevolato e l’aiuto di Stato alle imprese.
    SU ha registrato da tempo il bisogno di creare uno stato sociale non più legato al lavoro, “bene” sempre più scarso, bensì alla cittadinanza, per evitare che assieme al lavoro si perda ogni tutela sociale (pensione, assegni familiari, fonte di sostentamento). Un assegno di cittadinanza, come in ogni paese europeo eccetto Italia e Grecia, di cui nell’accordo non c’è traccia, e questo ne indica l’assenza di lungimiranza.
    Inoltre, e qui iniziano le contraddizioni, si continua a dare sostegno alle imprese “a partire da quelle manifatturiere” esistenti, per “aumentarne la competitività”, e allo stesso tempo si annuncia di voler favorire la “green economy” e produzioni ad alto contenuto tecnologico. Ma se si sostengono imprese che vivono solo perché in grado di tenere prezzi bassissimi grazie a defiscalizzazioni e sostegni diretti, non se ne favorisce la riconversione: rimarranno sempre tali e quali finché lo Stato continuerà a versare delle somme in loro aiuto. Nel medio termine è una politica suicida. Il manifatturiero spicciolo è fuori mercato, la competizione coi paesi emergenti è una corsa al ribasso senza fondo. O si sostengono solo le imprese che si riconvertono o che investono in aree produttive strategiche per la competizione internazionale, oppure si fa pura demagogia!
    È contraddittorio anche voler favorire l’occupazione (il principio espresso è questo) facendo amministrare alle aziende 48 ore di flessibilità. Si dovrebbe invece bandire il lavoro straordinario, garantendo che la paga base sia sufficiente per vivere dignitosamente. In tal modo il datore dovrebbe fronteggiare eventuali aumenti di lavoro, anche temporaneo, non con straordinari in conto recupero, ma con assunzione di nuovo personale, come sancito dalla legge 131/2005. Di più: si potrebbe iniziare a discutere, come SU ha proposto, di ridurre gli orari di lavoro per creare nuovi posti. I neo assunti, non pesando più sulla cassa integrazione, libererebbero delle somme che lo Stato potrebbe usare per compensare la perdita di redditività dell’orario ridotto!
    Ci sono anche ulteriori peggioramenti dei diritti dei lavoratori, come l’aumento fino a 180 giorni dei periodi di prova, l’estensione fino a 18 mesi del periodo massimo di prestazione di lavoro.
    A tal proposito, ribadiamo che è un diritto del lavoratore mantenere il potere d’acquisto del suo stipendio, non un favore. Anche in questo caso, il sindacato fallisce l’obiettivo. A fronte di un’inflazione annua che a San Marino, in base ai dati dell’Uff. Dati e Statistica, a dicembre era al 3,15%, e a Marzo del 2,8%, il sindacato accetta adeguamenti del 1,6%. Sindacato e governo si basano volutamente sui dati ISTAT, sempre molto più bassi perché registrano la MEDIA inflativa italiana. L’inflazione  sammarinese è invece assimilabile a quella riminese, tra le più alte d’Italia, e non a caso è stato creato un ufficio autonomo che rileva la nostra inflazione. In base al referendum promosso da “R&T”, sostenuto dalla sola SU, i lavoratori dal primo gennaio 2009 avrebbero ricevuto adeguamenti dello stipendio del 3,15% (il doppio del 1,6% ottenuto dal sindacato).
    L’aumento lievemente superiore nel 2010 (2,1%), sarà certamente inferiore all’inflazione reale dell’anno prossimo, e considerato che contemporaneamente verrà aumentato dello 0,3% il prelievo in busta paga per il fondo pensioni, diventa del 1,8%. I lavoratori ottengono aumenti sotto l’inflazione e pagano di più per finanziare i pensionati d’oro, sapendo che quando sarà il loro turno non avranno una pensione dignitosa. Perché il sindacato non parla mai di solidarietà di ritorno? Forse perché le federazioni pensionati sono egemoni nei vecchi sindacati?
    Ci sono poi alcuni punti assolutamente non condivisibili. 1) il sostegno per le famiglie che usufruiscono degli asili nido privati: una cortesia ai loro gestori. Perché non investire quei soldi per creare asili pubblici? Secondo il sondaggio DOXA commissionato da “La voce”, i sammarinesi salvano proprio la sanità e la scuola, due settori completamente in mano allo Stato, perciò universali e rispondenti ai bisogni di ogni cittadino. Il privato sceglie un target di “clienti”, il pubblico serve proprio a garantire l’universalità di servizi uguali per tutti. 2) la volontà di regolamentare l’outsourcing, che serve alle imprese per abbattere i costi e, progressivamente, poter licenziare rami d’azienda in quanto non più suoi dipendenti ma operai esterni a termine. 3) la volontà, contraria al recepimento del referendum del 2006, di creare la previdenza complementare proprio ora che i mercati finanziari crollano ovunque: la pensione è un diritto, non può essere messa in mano ad agenti privati, perché a quel punto non sarebbe più certa (se l’ente assicurativo fallisce, o se è insolvente, l’anziano deve morire di fame?).
    Per finire segnaliamo la problematicità che potrebbe insorgere dall’attuazione del blocco delle tariffe per il 2009. Siamo d’accordo, è un reale intervento a tutela delle famiglie, ma speriamo che questo provvedimento, che aggraverà il deficit dell’azienda, non venga utilizzato per motivare la privatizzazione della stessa. Le esternalizzazioni di servizi pubblici costano più e sono meno efficienti. Infine, in questa direzione si potrebbe prevedere il blocco dei pagamenti dei mutui per i cittadini che perdono il lavoro, fino a nuova collocazione.
    Le banche non possono aspettare che la gente abbia i soldi per pagare, ma nemmeno la gente può rimandare un pasto per pagare un mutuo!

    Roberto Ciavatta
    Massimo Santi