Ancona. “Mio figlio è paralizzato ma non possono decidere nè la Chiesa nè lo Stato”

La vita di Dimitri Santarelli, 15 anni, è cambiata il 13 maggio scorso. Un banale incidente con la bici mentre si trovava assieme ad un amico nei pressi di Salonicco, la città greca dove la sua famiglia vive da tempo, sebbene il padre, Simone, sia originario di Falconara. Drammatica la diagnosi: tetraplegia. Da quel giorno la vita di un adolescente è diventata un calvario, trascinando con sé quella dei suoi affetti più prossimi. Considerati i limiti dell’offerta curativa nel Paese ellenico, Dimitri a giugno 2016 è stato trasferito nella divisione di rianimazione dell’ospedale anconetano di Torrette, dove è rimasto in cura fino all’inizio di gennaio. Il livello di trattamenti sanitari aveva bisogno di un centro specializzato per casi difficili come quello di Dimitri, da qui l’ennesimo trasferimento all’ospedale Niguarda di Milano. La madre del ragazzo viaggia spesso avanti e indietro dalla Grecia a Milano, a Salonicco deve portare avanti l’attività di famiglia, anche per garantire la copertura delle spese per sostenere le cure verso Dimitri. A Milano, vicino a lui, c’è sempre suo padre, Simone Santarelli, che ha seguito la vicenda di dj Fabo che così tanto ha fatto discutere.

Dimitri è venuto a conoscenza di quella vicenda?
«Purtroppo sì, l’altra sera la tv nella stanza dell’ospedale era accesa e all’improvviso hanno parlato di quel ragazzo. Ho visto Dimitri cambiare espressione, incupirsi. La cosa lo ha toccato nel profondo. Quando sono riuscito a cambiare canale, lui aveva già incamerato la notizia».
Le storie di Fabo e Dimitri sono analoghe e diverse al tempo stesso. Cosa pensa, in linea generale dell’arcigna volontà del dj?
«Mi ha fatto male, cerco di non pensarci. Posso soltanto dire che in determinate circostanze non può essere lo Stato e la politica, oppure le autorità ecclesiali a decidere cosa fare e non fare».
Quanto è difficile pensare ad un epilogo di questo genere?
«Tantissimo, al punto che non ci penso e andiamo avanti, confidando sempre che le cose possano migliorare. Dimitri è ancora un ragazzino e il suo incidente è avvenuto da meno di un anno, vediamo come evolvono le cose».
Tornando un attimo all’altro giorno, come ha interpretato il silenzio e il cambio di atteggiamento di suo figlio a quella notizia su Fabo?
«Ho capito, se ce ne fosse stato bisogno, che lui è pienamente cosciente di quanto gli sta accadendo. Su cosa ne pensi e su come vede il futuro sono cose che tengo per me».
Come sta procedendo il periodo di cure al Niguarda?
«Molto bene. Ora dovrà essere sottoposto ad un intervento chirurgico per migliorare la sua permanenza a letto, ma soprattutto sta facendo passi importanti per arrivare a togliere il respiratore, almeno nelle ore diurne».
Il ricordo dei sei mesi a Torrette è ancora fresco?
«Indelebile, ci sentiamo quasi tutti i giorni col personale della rianimazione, per noi una seconda famiglia. E’ bello sentirli così vicini». Il Resto del Carlino