Approssimazione e superficialità da parte italiana per lo scudo fiscale: l’importante è che si paghi il 5%

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  • Il tempo è denaro, anche per l’Agenzia delle entrate italiana.
    Non è stata ancora promulgata la circolare che dovrebbe decretare nuove e più precise disposizioni in merito all’estensione dello scudo anche alle società, eppure l’Italia si sta impegnando nel battere il ferro finché è caldo.

    Si deve, infatti, giocare sul tempo per cogliere l’obiettivo del rimpatrio di 300 miliardi di euro che il governo si è prefissato e tre mesi sono davvero pochini per racimolare un “gruzzolo” di tale portata… ma uno stratagemma si riesce sempre a trovare.
    L’ultima novità arriva direttamente dalla bocca del direttore dell’Agenzia delle entrate Attilio Befera secondo il quale “il denaro non viene preso da sotto il materasso , ma ci sono delle tematiche tecniche, il momento fondamentale è il momento del versamento. Tutti gli altri atti amministrativi necessari possono essere compiuti anche successivamente, in un ragionevole lasso di tempo”.
    Quindi, l’importante e l’urgente è pagare il 5% dell’importo rimpatriato entro il 15 dicembre poi, per mettersi in regola, c’è sempre tempo. In poche parole, l’importante è che in Italia rientri la maggior quantità di denaro, nel minor tempo possibile.

    Come se non bastasse, al fatto che i tempi legislativi della sanatoria hanno lasciato alquanto a desiderare, e se si pensa che devono ancora essere promulgate le circolari e dunque niente è ancora definitivo, bisogna aggiungere che la notizia annunciata da Befera non è stata diffusa in un comunicato ufficiale, ma durante un banalissimo convegno tenutosi a Milano. Attenzione però: verba volant, scripta manent.

    fonte ticino finanza