Se la Costituzione non difende la democrazia… di Gionata Pacor

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  • La Corte Costituzionale ha emesso il suo verdetto. E ha stabilito che, secondo la nostra Costituzione, la democrazia in Italia ha il capo collocato sotto 10.000 spade di Damocle saldamente impugnate dalla Magistratura. Il fatto che il Presidente del Consiglio venga considerato come un cittadino qualsiasi e non come una Carica Istituzionale, l’assenza di una qualsiasi forma di immunità, la totale indipendenza della magistratura e l’obbligatorietà dell’azione penale formano un’architettura costituzionale che vede il potere esecutivo continuamente sottoposto al rischio inquisitorio. A ciò va aggiunto il fatto che in 15 anni di violazioni del segreto istruttorio e di avvisi di garanzia comunicati a mezzo stampa non si è mai giunti non dico a una condanna, ma nemmeno a un rinvio a giudizio: le fughe di notizie avvengono sempre come per magia.

    Viviamo in un paese in cui la Magistratura si organizza in correnti orientate politicamente, una delle quali ha tra i suoi fini “la protezione […] dei diritti delle minoranze, specialmente dei diritti degli immigrati e dei meno abbienti, in una prospettiva di emancipazione sociale dei più deboli” (Statuto di Magistratura Democratica). Ora, l’emancipazione sociale dei più deboli è certamente un fine nobile, ma crediamo che un Giudice debba innanzitutto dire se un imputato è colpevole o no, oppure, in una causa civile, dire chi ha ragione e chi ha torto, senza ad esempio violare la proprietà privata di uno per “emancipare socialmente” un altro.

    In questo contesto, se un giudice si mettesse in testa di far cadere un Governo, egli saprebbe benissimo di non rischiare niente. Lo dimostrano il caso Mastella, nel quale le sorti del Governo italiano sono state decise da un Giudice di Santa Maria Capua Vetere, ma anche il caso dell’avviso di Garanzia a Berlusconi nel 1994. La conseguenza è che la scelta dei governi è assegnata al voto democratico dei cittadini, ma rischia di essere in qualsiasi momento ribaltata da uno qualsiasi degli oltre 10.000 giudici italiani. Tra l’altro, in entrambi i casi sopra citati le accuse si sono rivelate infondate e nessun giudice è mai stato processato.

    La Costituzione assegna quindi alla Magistratura un potere incontrollabile, cosa inaccettabile in una democrazia. Per capire cosa intendiamo, immaginate che questo potere di vita o di morte sui governi venisse assegnato dalla Costituzione, invece che alla Magistratura, all’Esercito.

    Per questo riteniamo che oggi chi si appella alla Costituzione si appella ad una legge ingiusta ed antidemocratica. E questo a prescindere dal caso Berlusconi, perché il discorso vale per chiunque: si arriva al principio per cui, parafrasando uno che se ne intendeva, “chi non ha mai peccato si candidi alla Presidenza del Consiglio”. E visto che i santi e i profeti difficilmente si buttano in politica, il diritto di veto spetta a un giudice, che come un Guardiano della Rivoluzione può applicare il principio di Bertoldo finché non si ritrova il premier che piace a lui.

    Il punto è che con il cittadino e con l’imprenditore Berlusconi si mette sotto processo anche il Presidente del Consiglio, inteso come una carica istituzionale che nello svolgimento delle sue funzioni non ha commesso alcun reato. Se la legge fondamentale dello Stato non serve a difendere le istituzioni democraticamente elette da un potere indipendente e incontrollabile, in mano a dei giudici che rivendicano “il diritto all’azione collettiva” (Statuto di Magistratura Democratica), come possono i cittadini difendersi da questo potere che vuole rovesciare la loro volontà democratica? Se la Costituzione non viene loro in aiuto e viene invece interpretata dai giudici per rafforzare il proprio potere, con quali mezzi possono difendersi gli elettori? Con mezzi extracostituzionali?

    Indipendentemente dagli esiti dei processi contro Berlusconi, la Corte Costituzionale sta cercando di affermare la supremazia della Magistratura sulla politica, alzando il livello di scontro in questa guerra tra poteri che in Italia dura ormai da quasi 20 anni. Siamo tornati ai tempi in cui i giudici volevano rivoltare l’Italia come un calzino, e l’escalation potrebbe continuare. Auguriamoci buona fortuna.