CDLS: “La parola d’ordine è salvare il lavoro”

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  • In un anno sono mille i lavoratori finiti in mobilità, con una impennata paurosa, 400 licenziamenti, nei primi mesi del 2010. Ma le uniche risposte sembrano le revoche di società fasulle e fatturiere. E’ impietosa l’analisi del segretario industria della Confederazione Democratica, Giorgio Felici.

    Gli effetti della crisi sul fronte occupazionale sono stati al centro del  direttivo della Federazione Industria della CDLS, riunito nel pomeriggio di ieri. La situazione è drammatica – spiega Felici – anche perché non c’è traccia di una via d’uscita. Serve un deciso cambio di marcia, ma la politica e il Governo sono in preda a continue convulsioni che provocano un preoccupante immobilismo.

    A giudizio del segretario della FLIA-CDLS le strategie d’uscita dalla crisi devono fare i conti con un recupero di legalità e trasparenza: “Il paese sta precipitando nella sua più grave crisi della sua storia, se non si recupera moralità, integrità, competenza, amore per questo paese, le persone più deboli pagheranno ancora una volta ingiustamente. Il Governo  deve progettare un nuovo piano di sviluppo e non litigare tutti i giorni,  deve ascoltare tutti e non solo chi gli fa comodo. Il paese si sta spaccando in fasce di popolazione garantite e in quelle a continuo rischio disoccupazione” .

    Sul versante dei rapporti bilaterali – continua Felici il Paese si aspetta una soluzione che gli restituisca quella credibilità incrinata da anni di speculazioni e di falsa economia. Non è più il tempo di bugie rassicuranti né di facili ricette. Tra black-list e richiesta di nominativi di italiani con conti correnti a San Marino, il pressing dell’Italia si fa infatti sempre più asfissiante.  Anche nel sindacato è necessario rilanciare l’azione di stimolo e di proposta, perché l’economia si liberi dei vecchi pregiudizi e sia in grado di raccogliere nuove sfide, come ad esempio l’apertura all?Europa. E’ vitale -conclude-  ricreare un tavolo permanente di discussione e di progetto con le associazioni degli imprenditori. La parola d’ordine è salvare il lavoro