Emiliano piglia tutto: ecco la verità sulle liste dem in Puglia

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  • Tutto il Partito Democratico in Puglia a Michele Emiliano e gli uomini della sua corrente, i cui capibastone sono l’ex ministro del Conte bis Francesco Boccia e il sindaco di Bari Antonio Decaro.

    Anche per la prossima legislatura, come 5 anni fa, la segreteria nazionale del Pd ha deciso di affidare tutta la composizione delle liste pugliesi al presidente della Regione. Che le ha compilate a suo uso e consumo inserendo i suoi uomini di fiducia, con e senza tessera del partito.

    La direzione notturna al Nazareno ha votato ciò che avevano deciso Emiliano e Letta durante la riunione di 4 ore della corrente pugliese la settimana scorsa al Nazareno.

    Blindatissimo al Senato il più grande rappresentante, e vedovo, del campo largo con i grillini Francesco Boccia, sfiderà l’ex sodale Mario Turco già sottosegretario alla presidenza del Consiglio del Conte bis, inserito nel listino dei 18 blindati di Conte. Una sfida simbolica, dato che al Senato scatteranno entrambi.

    Alla Camera invece Letta ha deciso di mandare il capo di gabinetto di Michele Emiliano: Claudio Stefanazzi, non iscritto al Pd, capolista alla Camera nel collegio plurinominale di Lecce. Salta invece l’elezione per Loredana Capone, presidente del Consiglio regionale, che chiude la lista senza speranze dopo due big paracutati in Salento: Valeria Valente di Napoli, e Antonio Misiani di Bergamo.

    A Bari confermato il segretario regionale emilianista Marco Lacarra. A Foggia Raffaele Piemontese, l’assessore regionale al Bilancio nominato da Emiliano. A Taranto il suo delfino Ubaldo Pagano, segretario del Pd di Bari.

    Negli uninominali invece l’ex renziano Fabrizio Ferrante ad Andria, la scienziata Laura Torsi a Bari, l’assessore regionale al Lavoro Sebastiano Leo. A sorpresa all’uninominale di Taranto l’onorevole Michele Nitti, fuoriuscito 5 stelle, maestro d’orchestra di Acquaviva delle Fonti. Al Senato invece Giampiero Mancarelli, ex segretario del partito a Taranto, si dimise quando fu nominato dal sindaco anti-Ilva Melucci presidente della partecipata dei rifiuti. Oggi, senza dimettersi dalla presidenza dell’Amiu, viene candidato da Letta in parlamento.

    Grande esclusa l’onorevole Assuntela Messina, attuale sottosegretario all’Innovazione, vuluta nel 2018 da Emiliano, adesso da lui fatta fuori senza spiegazione. Dalla lista del Pd è saltato anche Dario Stefano, senatore vendoliano, candidato da Renzi nel 2018 da indipendente, solo all’ultimo minuto aveva regolarizzo i conti col Partito.

    Emiliano fa saltare anche il prof. Pierluigi Lopalco, suo ex assessore alla Sanità, che Speranza aveva inserito tra i posti nel Pd in quota Articolo Uno. Alla luce della scelta fatta da Letta, e approvata dalla direzione, il Partito Democratico nazionale approvando questa lista si schiera ufficialmente compatto con Emiliano su temi cruciali di interesse strategico nazionale: per la chiusura dell’Ilva, il no alle trivelle, il no ai rigassificatori, il no al gas.

    Lo rivendica subito Michele Emiliano, in un lungo comunicato stampa di commento alla pubblicazione delle liste del Pd in cui torna a chiedere di ripristinare immediatamente l’alleanza con i cinque stelle: “Boccia è stato il Ministro delle Regioni che maggiormente ha contribuito, nel governo Conte che abbiamo sempre sostenuto convintamente, alla battaglia contro il Covid. Insieme a Francesco abbiamo costruito pazientemente l’alleanza con il Movimento 5 stelle e il cambio di rotta del Pd sulle politiche di transizione ecologica, partecipando al referendum contro le trivelle e alla costruzione del progetto di decarbonizzazione dell’Ilva per trasformare Taranto nel polo dell’idrogeno italiano, convincendo persino Draghi e l’Unione Europea della giustezza di questa impostazione. Spero che il cammino al fianco dei 5 stelle possa ricominciare al più presto, anche grazie all’esperienza umana e politica che stiamo vivendo insieme nel Governo della Puglia”.

    È surrele il comunicato di Emiliano, che da non iscritto al Pd per impedimento del Csm e della Corte Costituzionale che gli hanno vietato, da pm in aspettativa, di partecipare continuativamente a un partito, oggi dice che lui, non si capisce a che titolo, ha accolto le richieste del segretario: “Abbiamo dovuto accogliere la richiesta di Enrico Letta di candidare il vice presidente della Regione, Raffaele Piemontese, e la presidente del Consiglio regionale Loredana Capone per rinforzare al massimo le nostre liste. Si tratta di un contributo al PD che la giunta regionale ha dovuto offrire anche per consentire a me di evitare la candidatura come capolista al Senato”.

    Emiliano rivendica anche di aver scoperto lui Boccia e Decaro, mettendo il cappello a entrambi: “Capolista al Senato c’è Francesco Boccia, la cui carriera politica, al pari di quella di Antonio Decaro, comincia nel 2004 nella nuova giunta di centrosinistra del Comune di Bari. Quella giunta sembra oggi con ogni evidenza una squadra del livello quasi di un governo nazionale” e li definisce: “Francesco Boccia come Claudio Stefanazzi ed Enrico Letta erano tra i migliori Prodi boys in circolazione“.

    Il primo commento a queste parole arriva dal Sottosegretario all’Interno Ivan Scalfarotto: “Michele Emiliano commenta le candidature del Partito Democratico nazionale come si commenterebbe la cessione di alcuni calciatori da una squadra all’altra: mettendo nero su bianco quella concezione proprietaria della politica di cui dà dimostrazione quotidiana nel governo della Regione. Al contrario dei loro colleghi delle altre regioni, i futuri parlamentari pugliesi saranno insomma quelli che il Presidente della Giunta regionale generosamente ha concesso alle richieste del segretario nazionale del Pd: prestiti di Emiliano a Letta”.

    Scalfarotto, che è stato candidato di Italia Viva e Azione alle ultime regionali contro Emiliano, racconta: “Sono cresciuto a Foggia, e da figlio di una città devastata da una crisi economica, sociale e civile che non ha pari nel Paese, non posso non osservare che un PD senza la volontà del quale in Puglia non si muove foglia, porta a Roma una classe dirigente che rispetto allo sprofondare della mia città in una crisi che pare senza vie di uscita, non ha avuto alcuna capacità di elaborare alcuna strategia di riscatto ed è rimasta, nel migliore dei casi, colpevolmente a guardare.”

    E così mentre in tutta Italia scoppia la rivolta dei territori, circoli, associazioni, contro le liste fatte da Letta, l’unico contento è Michele Emiliano che ringrazia il Segretario: “per il compito non semplice di definire, in tempi ristrettissimi, una formazione che possa portare a Roma la voce e le istanze della Puglia e del Mezzogiorno di Italia. La cosa certa – promette Emiliano – è che dalla Puglia siamo pronti a fare la nostra parte per far conoscere il programma di governo del Pd, per costruire intorno ad esso partecipazione e condivisione e per contribuire al rafforzamento dei valori che il programma racchiude e che trovano fondamento nella nostra Costituzione repubblicana”.

    Magari si potrebbe iniziare da quella parte sulla separazione dei poteri e il divieto, ribadito dalla Corte Costituzionale, per i pm, di partecipare alla vita di partito, a cominciare dalla formazione delle liste, fino alla campagna elettorale, e alla successiva gestione del potere.


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