Condanna definitiva a un anno e sei mesi per il professore accusato di essersi disfatto del proprio patrimonio pur di non pagare la provvisionale a una studentessa che aveva molestato tra il 2006 e il 2007. La ragazza, che all’epoca dei fatti era 15enne, è poi morta suicida nel giugno 2014. Ieri la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di Ezio Foschini, ex docente dell’istituto d’arte di Faenza, ora 62enne, accusato in questo filone processuale di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice.
La suprema Corte ha invece accolto il ricorso dei genitori della giovane, assistiti dall’avvocato Lorenzo Valgimigli, sui risarcimenti: gli atti saranno rimandati a una sezione civile della Corte di Appello che dovrà riquantificarli. Foschini, dopo la condanna definitiva per violenza sessuale a tre anni, è tornato in libertà. Su di lui pendono altri due fascicoli sempre per non aver eseguito il provvedimento del giudice, cioè il pagamento della provvisionale, 66mila euro, dopo il processo per gli abusi: sms, atteggiamenti, gesti, sguardi e frasi non gradite a sfondo inequivocabilmente sessuale. Proprio sul fronte risarcimenti la questione si è complicata con la sentenza di primo grado, a febbraio 2014, della sezione civile del tribunale di Ravenna che in merito alla dissipazione del patrimonio di Foschini aveva condannato i genitori della ragazza a pagare circa 30 mila euro tra spese di consulenza, legali e di danno non patrimoniale patito da un genitore del docente: in buona sostanza un consulente tecnico aveva stabilito che gli unici conti sequestrati perché contenenti soldi, contenevano in realtà somme non di Foschini ma della pensione del padre. Il fatto aveva avuto una vasta eco anche per l’amarezza del padre della ragazza che aveva denunciato quando accadutogli anche in televisione.
L’appello è previsto per novembre.
«Questo anno e mezzo lo farà in carcere o ai servizi sociali?», ha domandato su Facebook il padre della vittima, Davide Zaccarelli. Il professore ha tempo un mese per ricorrere al tribunale di Sorveglianza sull’esecuzione della pena, chiedendo un’alternativa al carcere. Il Resto del Carlino