Forlì, sospeso per due mesi l’avvocato che scrisse “Negro” sulla cartella. Bufera sulla decisione

Due mesi di sospensione dall’esercizio della professione per una scritta su una cartellina privata. Questa la sanzione inflitta all’avvocato Francesco Minutillo, reo di aver annotato nel 2020 la parola “negro” su un fascicolo di studio interno. Il termine faceva riferimento a un imputato di colore, accusato di aver aggredito due poliziotti a Faenza nel 2018, in un procedimento in cui Minutillo rappresentava la parte civile.

La decisione ha scatenato un acceso dibattito. L’avvocato forlivese non ha esitato a definire la sospensione come una deriva ideologica più che una reale applicazione del codice deontologico: “Sessanta giorni di sospensione per aver scritto su una cartellina interna, mai in aula, mai in un atto ufficiale. Non è giustizia, è un attacco ideologico”, ha dichiarato in una nota stampa.

Il caso ha assunto contorni ancora più controversi a causa della divulgazione della foto incriminata, che sarebbe stata scattata di nascosto e poi diffusa ai media. Minutillo denuncia una violazione della sua privacy e un utilizzo strumentale dell’episodio per colpirlo sul piano personale e professionale. “Questa è cancel culture applicata al codice deontologico. Non conta più cosa fai, ma cosa dici o scrivi, anche in ambito privato”, ha aggiunto.

La sospensione dell’avvocato ha diviso l’opinione pubblica e il mondo forense. Da un lato, c’è chi difende la necessità di sanzionare ogni espressione che possa essere considerata discriminatoria, dall’altro chi vede in questa punizione un pericoloso precedente, con il rischio di colpire la libertà di espressione anche al di fuori degli atti ufficiali.

Nel frattempo, Minutillo annuncia battaglia: “Ricorrerò contro questa decisione, non posso accettare una censura mascherata da provvedimento disciplinare”.