“Il fallimento è sotto gli occhi di tutti”. “Su Conte il Pd ha fatto un errore suicida”

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  • «La sconfitta è stata catastrofica». Alessia Morani, parlamentare uscente, non ci sta ad avallare le analisi consolatorie.

    Perché catastrofica, onorevole Morani?

    «Perché abbiamo ripetuto per settimane che era un voto storico, che c’era da scegliere tra l’estrema destra sovranista di Orban e la democrazia europea, tra il rischio autoritario e la difesa della Costituzione: se era vero, non possiamo far finta di niente ora che abbiamo perso quella sfida storica, come se fosse stato un al lupo, al lupo».

    Avete perso perché?

    «Abbiamo avuto una linea confusa e ondivaga: da Conte punto di riferimento progressista a mai con chi ha tradito Draghi a fare alleanze con chi come Fratoianni era contro Draghi e persino contro Finlandia e Svezia nella Nato, e con quel bravo ragazzo di Di Maio che con la sua scissione ha affrettato la crisi. Dal campo largo siamo passati al camposanto».

    Perseguire l’alleanza con Conte era sbagliato?

    «Su di lui è stato fatto un errore suicida: il premier gialloverde, quello che si faceva fotografare tutto sorridente con Matteo Salvini e il cartello Viva i decreti sicurezza è stato da un giorno all’altro indicato come grande leader progressista. Sono stati i massimi dirigenti del Pd – allora il segretario era Nicola Zingaretti – a regalargli la patente di sinistra. Ora diventa difficile stupirsi perché i nostri elettori ci hanno creduto e hanno votato lui anziché noi: li abbiamo legittimati a farlo. Chi è causa del suo mal…».

    A sentire molte analisi fatte nella vostra Direzione, la colpa della crisi del Pd è ancora di Renzi. Come si spiega?

    «Con lo scarico di responsabilità e con la sindrome di immaturità di molti dei nostri dirigenti, incapaci di riconoscere i propri errori. Restano fermi a un’era geologica fa e dimenticano che nel frattempo abbiamo eletto il leader populista di un altro partito a faro dei progressisti, abbiamo avuto un segretario che si è dimesso dicendo di vergognarsi del Pd, abbiamo raccontato che Ius Scholae o ddl Zan erano imprescindibili e poi non siamo riusciti ad approvarle neppure quando era possibile. Difficile spiegare tutto ciò con l’ossessione contro Renzi».

    Lei ha sollevato anche la questione femminile: le elette sono meno di un terzo.

    «Il fallimento è sotto gli occhi di tutti. E nessuno, a cominciare dalla responsabile donne del Pd, se ne assume la responsabilità, dando le dimissioni. Invece si sono utilizzate le donne per regolamenti di conti interni: per rimuovere due capigruppo considerati renziani, Letta ha proposto due donne (di cui nessuno discute la capacità personale). Usandole come strumento per far fuori un pezzo di partito. Sono errori che si pagano».

    Come si esce da questa crisi?

    «Serve un congresso in tempi rapidi, mentre in molti lo vogliono rallentare per auto-conservarsi. Ma non possiamo continuare ad avvitarci attorno allo stesso gruppo dirigente, tenendo in ostaggio un’intera comunità. Chi ha fallito faccia un passo di lato».

    Intanto Conte lancia una manifestazione per la «pace», e non per l’Ucraina. Ci andrete?

    «Il Pd deve manifestare sotto l’ambasciata russa e stare senza se e senza ma con gli aggrediti. Non con i criminali di guerra».


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