Il fine non giustifica i mezzi. L’autogol di Report……di Liberos

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  • Riceviamo e pubblichiamo un articolo del ns. editorialista LIBEROS

    Ciò che era stato presentato con tanta enfasi come la prova dell’inadeguatezza del Segretario di Stato alle Finanze in realtà si è rivelato un vero e proprio autogol per il giornalista autore dell’intervista e in una mera serata di propaganda per Sinistra unita.

    Venerdì sera infatti, è andata in scena la proiezione pubblica dell’intervista quasi integrale del giornalista di Report, Paolo Mondani, al segretario alle Finanze Gabriele Gatti. Intervista fatta a fine febbraio 2009.

    Dopo la visione del video si capiscono diverse cose.

    Dalle dichiarazioni di Mondani nel dopo proiezione si capiscono tutte le altre…

    In primo luogo c’è un segretario che si difende bene dalle insistenze del giornalista con domande quasi a senso unico sul “nero” italiano. E tutto questo avviene per i primi 40 minuti di intervista ufficiale.

    Poi Gatti e Mondani si mettono d’accordo per alcune informazioni rilasciate in confidenza, ma a telecamere spente. Mondani però fa solo finta di spegnere la telecamera e Gatti si sbottona un po’ di più facendo emergere quella che tutti i sammarinesi sanno e cioè l’eterna lotta e scontro tra Gatti e Stolfi.

    Le dichiarazioni e le leggerezze del segretario sono lì e non ci interessa commentarle. Per noi non c’è davvero nulla, ma proprio nulla di sensazionale.

    Ma c’è un altro aspetto che ci preme sottolineare. Il video proiettato è appunto in due parti e contiene cioè la parte di intervista concordata e poi quella estorta a telecamere che dovevano essere spente.

    Mondani si è giustificato davanti alla platea dicendo che così ha compiuto un’operazione “verità”.

    È andato addirittura a scomodare i padri del giornalismo americano per dire in sostanza che, siccome davanti alle telecamere i politici non dicono proprio la verità, quindi i giornalisti di Report fanno spesso il giochetto di far finta di spegnerla perché nei “fuorionda” vengono dette le cose più interessanti.

    Questo modo di lavorare conferma già quello che si sapeva di Report.

    Mondani ha dichiarato pubblicamente che quello è lo stile della trasmissione, e già lo sapevamo perché la conduttrice, Milena Gabanelli, dice la stessa cosa quando va a tenere le lezioni nelle scuole di giornalismo.

    Ma a questo punto ci sorgono tanti dubbi e domande.

    Il fine può giustificare i mezzi? A parte che Gatti non ha rilasciato nel fuorionda dichiarazioni in contrasto con quanto affermato prima, ma ha fornito solo qualche particolare in più che riguardava sue opinioni non comprovate da prove certe, come si fa a estorcere con l’inganno qualche informazione in più e a proclamarsi paladini della verità?

    Giocare sporco – vorremmo quasi dire “nero”, visto il titolo della trasmissione – non pone il giornalista Mondani ad un livello superiore dei politici che critica.

    Anzi dimostra un mera professionalità perché ammette di utilizzare scorciatoie e stratagemmi per ottenere ciò che non riuscirebbe a ottenere giocando lealmente.

    Infine vogliamo proporre una ulteriore riflessione.

    Durante tutta l’intervista l’inviato di Report, non fa altro che domandare e domandare, del nero che potrebbe esserci a San Marino.

    Gatti si destreggia assai bene e Mondani si mostra un po’ insoddisfatto.

    A noi sorge il dubbio che anziché cercare e ricercare la “Verità” come Mondani ha affermato venerdì sera, l’intento fosse solo quello di cercare di dimostrare la propria tesi. Bisogna infatti ricordarsi che la trasmissione di Report andata in onda il 10 maggio scorso doveva intitolarsi “A cosa serve San Marino” e la risposta – delle domande di Mondani – doveva essere a “riciclare il nero italiano”. Siccome Report non è riuscito a dimostrare tale tesi, il nome della puntata fu cambiato.

    Più che operazione verità, a noi sembra la solita faziosità.

    Ma guardiamo al futuro (del giornalismo) ancora con speranza: venerdì sera infatti, qualcuno ha contestato nel merito Mondani e con competenza. E lì è emersa nuovamente, nel tentativo di autodifesa, la faziosità dell’inviato di Rai Tre.

    Come nella storia zen della tartaruga e dello scorpione, l’intima natura degli individui alla fine emerge sempre.

    Liberos