LA RIVIERA PENSA AL CASINO'?

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  • Un casinò in Riviera sarebbe l’ideale, parola del patron del Grand Hotel, Batani. Per Cenni del Des Bains di Riccione sarebbe sbagliato limitare un casinò in un albergo, maglio al palazzo del Turismo

    Cala l’asso Antonio Batani, patron del Grand Hotel. “Un casinò qui, al Grand Hotel? Perché no, sarebbe il luogo ideale!”. L’imprenditore, titolare con la sua catena Select hotel di una decina di alberghi a 3 e 4 stelle tra Rimini e Milano Marittima, ricorda anzitutto che “da anni si parla di un casinò qui in Riviera, e i motivi sono evidenti. Lo vorrebbero Rimini e Riccione, lo vorrebbe Milano Marittima. Fa gola a tutti”. Nulla di scandaloso, insomma. Anzi.
    E a Batani, impegnato nei costosi lavori di ristrutturazione del Grand Hotel (“siamo quasi a metà, ma tra qualche giorno fermeremo il cantiere per la stagione estiva”), l’idea rilanciata dal Sottosegretario al Turismo Michela Vittoria Brambilla, che ha proposto di aprire nuovi casino negli hotel a cinque stelle, piace eccome: “Se ci fosse la possibilità, per il Grand hotel di Rimini sarebbe senza dubbio un’opportunità molto interessante. Tra l’altro abbiamo lo spazio giusto per ospitare il casino: la ‘dependance’ del Grand Hotel, ovvero l’edificio che è dietro a quello principale. E’ immerso nel verde, a due passi dal mare, ed è sempre molto ambito dai nostri clienti. La Rai a Capodanno vuole sempre la dependance per la sua squadra di artisti e tecnici. E anche la Juventus, l’anno in cui giocava in serie B, l’aveva preferita all’edificio principale”. 

    Non la vede affatto così Attilio Cenni, il titolare del Grand Hotel Des Bains di Riccione, l’altro cinque stelle presente sulla Riviera riminese. “Non sono contrario in linea di principio all’apertura del casinò, anche se ritengo sbagliato ridurlo negli spazi limitati di un albergo. A Riccione esiste una struttura perfetta per ospitare la casa da gioco, mi riferisco al palazzo del turismo”.
    Cenni teme la contaminazione tra stelle e tavoli verdi: “Non è coerente tenere insieme il classico turismo balneare-congressuale con i frequentati del casinò, che potrebbero essere fonte di disturbo per chi scende in hotel per la tradizionale vacanza”. Va anche detto che il Des Bains non dispone di grandi spazi, “dovremmo sacrificare la sala congressi”, spiega Cenni. Che indica il Grand Hotel di Riccione come il contenitore naturale per il casinò: “Un’ottima occasione per risollevare le sorti di una struttura fatiscente”.

    Conosce bene Rimini, avendo ricoperto la carica di Prefetto dal 1999 al 2004, conosce altrettanto bene i casinò, essendo stato commissario prefettizio della casa da gioco di Sanremo (comune del quale ora è commissario). Umberto Calandrella è quanto mai scettico sull’ipotesi di aperture di case da gioco negli hotel a 5 stelle.
    “Credo che Rimini abbia il bacino sufficiente per ospitare un casinò. Ma di qui a installare una casa da gioco in ogni albergo di lusso ce ne corre. Mancherebbe la massa critica e non è che oggi il settore stia navigando nell’oro…”.

    In effetti, stando alle cifre di Federgioco, l’associazione che raccoglie i casinò italiani, i tavoli verdi italiani nel 2008 hanno registrato una flessione del 7 per cento. Poco rispetto alla Germania, dove si parla di un -21% o di Las Vegas dove siamo sotto del 30%. Prefetto Calandrella, i rischi legati ad usura e riciclaggio sono sempre presenti attorno a roulettes e slot machines? “Oggi i sistemi di controllo danno molte più garanzie che in passato. E poi non è che l’usura compaia solo vicino alle case da gioco…”
    Nessuna controindicazione dunque?
    “Purtroppo le persone anziane cadono spesso vittime della ‘febbre’ del gioco. Sovente ci sono i figli che chiedono l’inibizione dei genitori all’ingresso nelle sale da gioco. Ma la vera piaga sono bar, ristoranti e sale bingo che ormai pullulano di slot: e sono a un passo da casa, facili da raggiungere e assai meno controllati di un casinò”.

    Quanto rende a un comune una casa da gioco?
    “Nel 2008 Sanremo, al netto delle tasse ha ‘reso’ 83 milioni, il 41% dei quali è andato al comune”.
    Ma la legge non inibisce l’ingresso ai casinò ai residenti del comune? “Questo in passato, oggi entrano tutti. Ma ci vuole una tessera e questo rappresenta un controllo molto rigoroso al contrario dei bar e locali di cui sopra”.

    DA IL RESTO DEL CARLINO.NET