Le palle di Salvini. Vedremo se rifiuterà di consegnare la testa di Siri agli spioni o se calerà testa e arie e si adeguerà all’andazzo … di Alessandro Sallusti

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Per provare a fare cadere il governo Renzi magistratura e servizi si inventarono una intercettazione che se vera avrebbe coinvolto il padre del premier, Tiziano Renzi, nello scandalo Consip (le mazzette alla centrale acquisti dello Stato).

Tutto lascia intendere che qualcuno stia rifacendo un giochino simile per frenare la corsa di Matteo Salvini. Il caso del sottosegretario Armando Siri, indagato per corruzione sugli appalti per l’eolico in Sicilia, ogni giorno che passa assomiglia sempre più a una patacca costruita ad arte da manine interessate. L’intercettazione, attribuita agli investigatori dell’antimafia, nella quale si parlerebbe di una tangente da trentamila euro data per il sottosegretario e data per certa dalle fonti giudiziarie del Corriere della Sera e de la Repubblica non esisterebbe secondo altre fonti della procura interpellate dal cronista de La Verità.

Non sono un esperto del ramo ma quarant’anni di esperienza giornalistica mi hanno insegnato una cosa semplice e basilare: quando una cosa «c’è» ma anche «non c’è», quando corpi diversi dello Stato (magistratura, agenzie di investigazione tipo Dia e servizi segreti) si avventano sullo stesso boccone facendo trapelare ai loro giornalisti di riferimento versioni diverse, quando succede tutto questo vuole dire solo che si sta pescando nel torbido, che diritto e verità non esistono e non esisteranno più. Il Giornale.it

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