L’Europa, insieme a Cina e Giappone, quindi anche nel suo piccolo San Marino, si trova a fronteggiare una nuova sfida economica lanciata dall’amministrazione Trump. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato ieri un’ondata di dazi che sta già generando onde d’urto sui mercati globali, con l’oro che tocca un nuovo record e le Borse che arrancano. L’Unione Europea, colpita da tariffe del 20%, si dice pronta a rispondere, mentre Pechino e Tokyo esprimono forti critiche, alimentando il timore di una guerra commerciale su scala mondiale.
Dazi record e reazioni immediate
Trump ha firmato un “storico ordine esecutivo” che impone dazi reciproci minimi del 10% a tutti i Paesi, con aumenti significativi a seconda dei partner commerciali. L’Europa si vede colpita da tariffe del 20%, la Cina da un’impennata al 34% (che porta il totale al 54% considerando i dazi preesistenti), mentre il Giappone subisce un aumento al 24%. Queste misure, entrate in vigore parzialmente già oggi, includono anche un dazio del 25% su tutte le auto importate, un colpo diretto all’industria automobilistica europea e asiatica.
La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha definito le decisioni di Trump “un colpo all’economia globale” con “conseguenze terribili su milioni di persone”. In una dichiarazione rilasciata oggi, ha sottolineato che l’UE è pronta a reagire, ma lascia aperta la porta ai negoziati. “Non vogliamo lo scontro, ma proteggeremo i nostri interessi e le nostre imprese”, ha affermato, annunciando contromisure che potrebbero colpire prodotti iconici americani come bourbon, moto e barche.
Dalla Cina, il Ministero del Commercio ha promesso “contromisure ferme” per salvaguardare i propri diritti, accusando gli USA di violare le norme del commercio internazionale. Il Giappone, attraverso il portavoce Yoshimasa Hayashi, ha definito i dazi “deplorevoli” e ha espresso serie preoccupazioni sulla conformità di queste misure alle regole del WTO, sottolineando il rischio di un impatto devastante sulle relazioni economiche con Washington.
Mercati in caduta libera e oro alle stelle
I mercati finanziari hanno reagito con nervosismo. Le Borse europee, come Francoforte e Parigi, hanno aperto in netto calo, con perdite superiori al 2%, mentre Milano segue la tendenza negativa. Anche i listini asiatici, in particolare Tokyo (-3%) e Hong Kong (-2,26%), hanno subito pesanti ribassi. Il dollaro si è indebolito, mentre l’oro, considerato bene rifugio, ha raggiunto un nuovo massimo storico, superando i 2.300 dollari l’oncia, un segnale chiaro dell’incertezza che domina gli investitori.
Il settore automobilistico europeo è tra i più colpiti. Produttori come Stellantis e Volkswagen vedono i loro titoli scendere, mentre l’industria dell’acciaio e dei semiconduttori teme ripercussioni a catena. In Italia, la Coldiretti ha stimato che i dazi sul 20% delle esportazioni agroalimentari Made in Italy verso gli USA potrebbero costare 1,6 miliardi di euro, con un aumento dei prezzi per i consumatori americani e un calo delle vendite per le imprese italiane.
Divisioni e strategie nell’UE
All’interno dell’Unione Europea, le reazioni sono un misto di unità e divisioni. La Germania, principale esportatrice verso gli USA, insieme all’Italia, spinge per una risposta coordinata, ma alcuni Paesi, come la Francia, insistono su contromisure immediate e “proporzionate”. Il presidente francese Emmanuel Macron ha definito i dazi una “tassazione ingiusta”, mentre il premier italiano Giorgia Meloni, che ha annullato gli impegni odierni per concentrarsi sulla crisi, ha invitato a “evitare una guerra commerciale” ma ha riconosciuto la necessità di tutelare gli interessi nazionali.
La Banca Centrale Europea, attraverso la presidente Christine Lagarde, ha messo in guardia sull’aumento dell’incertezza economica, che potrebbe spingere l’inflazione verso l’alto e ridurre la domanda di esportazioni europee. “Siamo sei volte più esposti rispetto al 2021”, ha dichiarato Lagarde, sottolineando la fragilità delle catene di approvvigionamento globali.
Cina e Giappone: un fronte comune anti-americano?
La Cina, già sotto pressione per i dazi del 54%, sta cercando di capitalizzare la situazione, corteggiando Giappone e Corea del Sud per creare un “ordine globale anti-americano”, secondo quanto emerge da recenti incontri a Tokyo. Pechino ha imposto tariffe retaliative su gas, carbone e prodotti agricoli americani, mentre il Giappone valuta opzioni diplomatiche e legali, inclusa una possibile sfida al WTO.
Prospettive future: rischio recessione globale?
Analisti ed economisti avvertono che l’escalation tariffaria di Trump potrebbe innescare una recessione globale. La Banca del Giappone sta già rivedendo i piani di normalizzazione della politica monetaria, mentre l’OCSE stima che la sovraccapacità produttiva mondiale, aggravata dai dazi, potrebbe destabilizzare ulteriormente i mercati. “Questa non è ‘America First’, è ‘America Alone’”, ha commentato la presidente dell’industria automobilistica tedesca Hildegard Mueller, evidenziando come il protezionismo di Trump rischi di lasciare solo perdenti.
Conclusione
Oggi, l’Europa, la Cina e il Giappone sono unite nel criticare i dazi di Trump, ma divise su come rispondere. Mentre l’oro festeggia un nuovo record e i mercati tremano, il mondo si prepara a una possibile guerra commerciale che potrebbe ridefinire gli equilibri economici globali. L’UE insiste sul dialogo, ma tiene pronte le armi tariffarie. La palla, per ora, è nel campo di Washington.