Due donne residenti nel Riminese, entrambe colpite da malattie degenerative che non lasciano nessuna speranza di vita, hanno chiesto informazioni su come fare per mettere fine a un’esistenza fatta di sofferenza, dolore e mancanza di futuro.
La richiesta per saperne di più è arrivata alla sede riminese della Luca Coscioni, come racconta Ivan Innocenti, membro del Consiglio generale dell’associazione.
«Non avevano interesse a far emergere il loro caso a livello pubblico – racconta Innocenti –, volevano solo acquisire informazioni in considerazione della loro gravissima situazione che non lasciava nessuno scampo. Poi non sappiamo che cosa abbiamo deciso. Sia chiaro che nessuno di noi è a favore del suicidio: noi diamo le informazioni che ci vengono richieste. Volevo comunque sottolineare che c’è una via italiana per chi ha malattie che non lasciano nessun tipo di speranza e che è l’interruzione dei trattamenti. Certo si tratta di qualcosa di diverso a quello che viene fatto in Olanda dove esistono azioni di eutanasia o in Svizzera dove c’è la possibilità del suicidio assistito ma la persona deve compiere l’ultima azione in modo autonomo».
Innocenti pone poi il problema dell’eutanasia clandestina o, meglio, quella che non emerge dalle statistiche.
«Fino a un paio di anni fa l’Istituto nazionale di statistica indicava quelle che erano le ragioni dei suicidi – prosegue –, su duemila casi venivi a sapere che la metà era stata messa in atto da persone con malattie terminali. Adesso invece non indicano più la causa. L’importanza del testamento biologico diventa sempre più urgente».
Nella provincia di Rimini seguite dai servizi sanitari dell’Ausl ci sono circa duecento persone con lesioni di tipo mielotico: di queste centotrenta quelle paraplegiche (senza l’uso degli arti inferiori) , delle restanti 70 una quindicina hanno anche le braccia completamente bloccate, non mancano casi di gravissima immobilità e cecità come il caso di dj Fabo, l’uomo che ha deciso di porre fine alla propria esistenza chiedendo aiuto per il suicidio assistito in una clinica di Zurigo.
D’altra parte ci sono persone che accettano la loro condizione con grande forza e speranza, nonostante tutto, come conferma il direttore sanitario di Luce sul Mare, Massimo Montesi: «A Igea i 25 posti della clinica riservate alle persone con malattie degenerative evolutive sono sempre pieni. Ma, nella mia esperienza, ma nessuno né dei pazienti né dei loro familiari ha mai chiesto nulla circa la cessazione delle loro esistenza». Il Resto del Carlino
