Rispunta il nome della Belloni. E scoppia subito il caos

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  • Il nome del capo del Dis, Elisabetta Belloni, torna in auge e viene stroncato nel giro di un’ora. I suoi principali sponsor, Matteo Salvini e Giuseppe Conte, spingono per eleggerla visto che sarebbe la prima donna ad andare al Colle.

    Netta la contrarietà di una parte del Pd, dei pentastellati che sognano ancora di riconfermare Sergio Mattarella e dei centristi, Matteo Renzi in primis. Il leader di Italia Viva, parlando a Radio Leopolda, ha tuonato:“Non penso che sia minimamente possibile votare la capo dei Servizi segreti alla presidenza della Repubblica: non sta né in cielo né in terra. Se è il suo nome proporremo di non votarlo”. E ha aggiunto: “Indipendentemente dal nome, in una democrazia del 2022 il capo dei Servizi segreti non diventa presidente della Repubblica, se non lasciando tutti gli incarichi e candidandosi di fronte ai cittadini”.

    Un rifiuto che viene rimarcato anche via social con un tweet:“Che il capo dei servizi segreti in carica diventi Presidente della Repubblica è inaccettabile. Si tratta di una deriva senza precedenti. Non voterò Elisabetta Belloni. Che è una mia amica. Ma dai Servizi Segreti non si va al Quirinale: chi non lo capisce non ha cultura istituzionale”. Il leader di Italia Viva, davanti ai cronisti, ha aggiunto: “Chi non lo capisce non ha cultura istituzionale, è cresciuto con senso istituzionale di un Gormito” e ha spiegato che si tratta di “un tentativo della ex maggioranza gialloverde, è una settimana che ci provano”. Secondo quanto apprende l’Adnkronos anche da Coraggio Italia sarebbe arrivata una secca bocciatura: “Ci sono cose che in politica su possono fare altre che non si possono fare. Elisabetta Belloni è un’ottima persona ma in un grande Paese occidentale il capo dei servizi segreti non può diventare Presidente, senza soluzione di continuità”.

    L’azzurra Licia Ronzulli è netta: “Per noi la Belloni non va bene” e da Forza Italia fanno sapere che “allo scopo di favorire una rapida e il più possibile condivisa elezione del Presidente della Repubblica, da questo momento in poi discuterà e tratterà autonomamente con le altre forze politiche”. Giorgia Meloni, invece, in una nota, attacca: “Tutti parlano dell’importanza delle donne nei ruoli chiave, ma alla prova dei fatti quando esce il nome di una donna per un’alta carica si assiste a un fuoco di sbarramento di una violenza inaudita. Ecco a voi la latente misoginia italiana”. Ancora più duro il ministro degli Esteri Luigi Di Maio che trova “indecoroso che sia stato buttato in pasto al dibattito pubblico un alto profilo come quello di Elisabetta Belloni. Senza un accordo condiviso”. E ancora:“Lo avevo detto ieri: prima di bruciare nomi bisognava trovare l’accordo della maggioranza di governo. Tutto ciò, inoltre, dopo che oggi è stata esposta la seconda carica dello Stato. Così non va bene, non è il metodo giusto”. Malumori anche in casa Pd dove il senatore Andrea Marcucci, in un tweet rilanciato dalla vice presidente dei senatori dem Caterina Biti, scrive: “Vorrei ricordare a tutti che per volontà della direzione del #Pd, tutti nomi possibili per il Quirinale dovranno essere preliminarmente valutati e votati dall’assemblea dei grandi elettori dem. Non si possono votare candidati a scatola chiusa. #belloni #Quirinale”.


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