L’attuale fase politica a San Marino è dominata dalle recenti rivelazioni di un ambasciatore andorrano, che hanno riacceso il dibattito sull’Accordo di Associazione con l’U.E., un negoziato concluso mesi fa. Il silenzio del Governo non ha potuto protrarsi oltre, portando così a una necessaria comunicazione ufficiale per fare chiarezza sull’accaduto. In un primo momento, il Governo aveva cercato di minimizzare la questione, ma, durante il dibattito consiliare, sono emerse problematiche legate alla vigilanza bancaria, sollevate dalla parte italiana. È stato infatti proposto un “clarifying addendum” per chiarire specifici aspetti dell’accordo.
Il Partito Socialista (P.S.) ritiene che sarebbe stato più opportuno affrontare preventivamente questi temi con l’Italia, storico interlocutore di San Marino in politica estera. Dal dibattito consiliare è emerso che la natura dell’accordo non è ancora definita, con incertezze su se la competenza sarà esclusiva dell’U.E. o se necessiterà dell’approvazione anche dei 27 parlamenti nazionali.
In merito a questi sviluppi, il Partito Socialista sottolinea l’importanza di sottoporre l’esito del negoziato a un Referendum popolare prima che l’accordo entri in vigore. L’accordo in questione avrà impatti diretti su ogni cittadino sammarinese e le sue future generazioni. Per questo motivo, il P.S. ribadisce che il Referendum è lo strumento più adeguato per permettere agli elettori di scegliere il proprio destino, considerando la portata “epocale” di tale accordo.
Il Referendum, già parte integrante dell’ordinamento sammarinese, è stato utilizzato più volte in passato e la piccolezza del territorio rende questo strumento particolarmente adatto alla democrazia diretta. Il Partito Socialista ritiene che evitare un referendum in questa circostanza sarebbe un atto di presunzione e arroganza, che stravolgerebbe i principi di democrazia nell’antica Repubblica di San Marino, e imporrebbe pesanti responsabilità a chi avrebbe preso tale decisione senza il consenso popolare.
Il P.S. conclude ribadendo che lo strumento del Referendum non deve spaventare nessuno, in particolare coloro che si dichiarano democratici e vicini al popolo.