San Marino. MAFIE, ECCO IL REPORT DELLA FONDAZIONE CAPONNETTO

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  • Nei giorni scorsi è andato in scena a Firenze l’annuale Vertice Internazionale Antimafia della Fondazione Caponnetto dove, fra le altre cose, è stato presentato il report su San Marino che Repubblica Sm ha potuto visionare. Ecco qui di seguito una ampia sintesi del documento:

    PROLOGO

    Aprendo il calendario atlante De Agostini, si ottengono i dati fondamentali su San Marino.
    La Repubblica del Titano è circondata dall’Italia e fa parte dell’area geografica della Romagna. Fa parte dell’area del Mediterraneo.
    Ha una superficie di 61,2 kmq ed una popolazione stimata pari a circa 33.000 abitanti.
    Fa parte del Consiglio d’Europa, dell’OCSE e dell’ONU.
    E’ una Repubblica antica che poggia la sua origine negli Statuti del 1253.
    Il potere legislativo è esercitato dal Consiglio grande e generale composto da 60 membri. Ogni 6 mesi vengono eletti dal suddetto Consiglio i 2 Capitani Reggenti. Il potere esecutivo è rappresentato dal Congresso di Stato composto da 10 membri.
    Da un punto di vista economico il Paese ha sentito molto la crisi del 2008 ed i settori principali sono quello finanziario, bancario e turistico.
    Risulta presente pure un settore industriale-imprenditoriale di piccole e medie dimensioni.
    A San Marino esiste l’autorità antiriciclaggio AIF che ogni anno redige un report sulla propria attività.

    Importanza geopolitica del Titano
    In un’ottica globale le organizzazioni criminali organizzate si muovono sempre di più in maniera dinamica tra loro, creando vere e proprie reti di interessi trasversali. Una visione moderna del fenomeno non può non prescindere dal leggere la mafia, in senso stretto, anche come criminalità organizzata. Fuori dal loro territorio di origine le forme mafiose assumono infatti forme e comportamenti mutevoli: per confrontarsi e combatterle occorre partire da alcune dinamiche e considerazioni geopolitiche.
    Inserita nella penisola italiana, la Repubblica del Titano rientra nella macro area del Mediterraneo. In Italia sono presenti oltre 25 forme mafiose e/o di criminalità organizzata italiane e straniere. Molte di queste sono rintracciabili nell’area geografica della Romagna. San Marino confina con la Provincia di Rimini. Si ricordi che Rimini ha uno sbocco sul mare e un aeroporto che guardano ad est. I Balcani sono posizionati grosso modo di fronte. Il mar Adriatico che ha riguardato quell’area, è oggi oggetto di traffici di vario tipo. Il sistema economico, un tempo florido, e le differenti regole fiscali – tipiche di quasi tutti i piccoli stati – hanno sicuramente attratto anche a San Marino le organizzazioni criminali interessate ad investire e riciclare i propri denari.
    Elenco delle operazioni che in modo diretto o indiretto hanno riguardato San Marino

    OPERAZIONI CHE TOCCANO IL TERRITORIO DI SAN MARINO
    Le operazioni che recentemente hanno riguardato la Repubblica di San Marino sono essenzialmente di tre tipi:
    1)quelle in cui è stata riscontrata la presenza di clan mafiosi e/o criminali organizzati
    2) quelle in cui si è sentito l’odore delle organizzazioni criminali, ma in cui occorre aspettare per verificare se è vero
    3) quelle che riguardano i cosiddetti reati spia, reati che spesso vengono commessi anche dalle organizzazioni criminali organizzate e che devono farci alzare la guardia anche se non sempre le vedono coinvolte.
    Nella prima tipologia rientrano sicuramente l’operazione Vulcano 1 e Vulcano 2 del 2012, che hanno riscontrato sul territorio della Romagna e di San Marino la presenza di alcuni clan riconducibili nei loro territori di origine a forme mafiose. In particolare i clan campani dei Vallefuoco, Mariniello, Stolder, Sacco-Bocchetti-Cesarano, Schiavone ed il clan siciliano dei Fidanzati. La Cassazione nell’autunno 2017 ha confermato l’aggravante del metodo mafioso per Vulcano 1. Per Vulcano 2 è in corso il processo.

    L’operazione si è intrecciata con la Mirror del 2013, che ha riguardato il clan Vallefuoco per l’acquisizione di un albergo a Rimini. Nello scorso mese d’ottobre il quadro di accusa che prevedeva la presenza mafiosa ha avuto un ulteriore riscontro. E’ altamente probabile che per il riciclaggio i gruppi coinvolti guardassero a San Marino.
    Sempre in tale tipologia rientrano le operazioni avvenute nel 2013 Titano e Titano 2, che ha portato a complessivi 39 arresti di persone gravitanti attorno ai clan dei casalesi – ceppo Schiavone – e in cui hanno collaborato Italia e San Marino.
    Relativamente al filone denominato Project delle truffe telefoniche fatte agli operatori italiani si segnala la presenza del clan campano Di Lauro.
    San Marino è stata lambita nel 2012 da un’operazione denonimata Baccus riguardante una società foggiana che riciclava denaro sporco nel settore delle imprese vinicole.
    Nel 2013 la gendarmeria ha contribuito a far interrompere un traffico di armi verso Bari che interessava probabilmente la camorra barese.
    La mafia siciliana degli stiddari risulta presente in una operazione del 2013 denominata Deutsch Galaxy 2, che ha visto il sequestro di beni e di denaro in Italia, Francia e San Marino.
    In passato in questa tipologia rientrava anche la grossa operazione Money 2 Money, che ha intercettato un’ampia movimentazione di denaro tra Italia e Cina. L’inchiesta si è conclusa nel luglio 2013 e non sono stati riscontrati reati da parte di cittadini sammarinesi. Ma vista l’importanza che ha rivestito – ad avviso della Fondazione Caponnetto essa riguarda la nuova criminalità economica cinese – è comunque utile rammentarla in quanto una simile forma mafiosa è naturalmente attratta da San Marino e va attentamente monitorata ma il processo si è concluso in molti casi con la prescrizione del reato.
    Si segnala invece la presenza della ‘ndrangheta nell’operazione Decollo Money e successive. In tale caso risulta presente il narcos della famiglia Mancuso Vincenzo Barbieri, ucciso in Calabria nel 2011, che aveva una parte di fondi depositati sul Titano riciclandoli nel Credito Sammarinese.
    Un occhio d’attenzione merita anche l’operazione Wind Farm del 2013 che ha riguardato un importante investimento nel settore dell’eolico, si presume da parte di clan della ‘ndrangheta che si rifanno alla ‘ndrina degli Arena. Anche questa situazione ha visto una collaborazione tra gli stati, e il districarsi di una difficile ricerca di società e di fondi tra San Marino, Italia, Svizzera e Germania. Su questa operazione occorre attendere la conclusione dei procedimenti in corso prima di trarre giudizi affrettati. Lo scorso 31.7.2013 il parco eolico è stato di nuovo sequestrato. Recentemente su tale caso sono state effettuate perquisizioni in Germania. Nella primavera del 2018 la confisca è stata confermata dalla Corte d’Appello.
    Il territorio sammarinese ha attirato anche sul finire del 2012 una presenza da non sottovalutare, quella dei narcos che lì hanno riciclato il denaro proveniente dalla droga. Si segnala in particolare l’operazione Pollicino, che ha evidenziato la presenza di soggetti che trafficavano dalla Colombia passando dalla Spagna per finire al porto di La Spezia con i loro proventi nascosti in Svizzera e appunto a San Marino. Una vera organizzazione facente capo a dei calabresi della locride residenti in Lombardia (gruppo Giovinazzo).
    Nel mese di marzo 2014 veniva effettuata in Brianza dalle parti di Seveso un’operazione che smantellava una organizzazione ‘ndranghetista che si rifaceva ad un boss, tale Pensabene, che aveva organizzato una sorta di banca alternativa in collaborazione con dei colletti bianchi corrotti tra cui un funzionario delle poste italiane. I soldi di tale sodalizio transitavano poi in Svizzera e a San Marino.
    Nel mese di ottobre 2014 si è verificata un’operazione che ha interessato il pesarese e San Marino e riguarda il traffico di droga e relativi festini con delle escort.
    Nel mese di ottobre 2014 l’operazione della Dia di Trapani – che ha portato in Italia al sequestro di beni per oltre 450 milioni di euro – passa in modo capillare anche dal territorio del Titano, numerosissime sono le operazioni immobiliari che sono state fatte ed il gruppo di cosa nostra presente è quello collegato sia a Guttadauro per Palermo che a Messina Denaro per Castelvetrano, un ceppo mafioso di primissimo livello. Allo scopo era stata creata la Compagnia immobiliare del Titano.
    Nel mese di dicembre 2014 l’operazione della procura di Roma diretta da Pignatone e Prestipino e condotta dai Ros denominata Mafia Capitale lambisce San Marino, la cui società Fidens Project spa è più volte nominata negli atti.
    Nel mese di gennaio 2015 all’interno dell’operazione Aemilia è stata riscontrata la presenza economica della ‘ndrangheta dei Grande Aracri di Cutro anche a San Marino, Austria e Germania.
    Nel mese di giugno 2015 ha destato interesse una frode carosello che dalle prime indagini sembra coinvolgere il clan Mazzarella, storico gruppo camorrista.
    Nel giugno 2015 è arrivata la condanna per lady narcos, collegata ai trafficanti spagnoli.
    Nel mese di giugno 2015 è emerso un collegamento con la banca della ‘ndrangheta di Desio e la mafia cinese (operazione Tibet) coinvolti nel caso finproject / conto Mazzini.
    Nel mese di settembre del 2015 è stata collegata una evasione fiscale avvenuta in Italia con i fondi che si trovano a San Marino che riguarda il clan Zaza della camorra ed esponenti della vecchia banda della Magliana. L’indagine è condotta dalla GDF.
    Nel mese di ottobre 2015 è partito il processo relativo a Vulcano 2.
    Nel mese di giugno 2016 in appello le accuse relative a Vulcano sono state pressoché confermate.
    Nel mese di settembre 2016 vi sono state delle condanne relative ad un caso di riciclaggio segnalato dall’AIF inerente soggetti collegati alla banda della Magliana.
    Nel mese di ottobre 2016 la DIA di Trapani confiscava beni per 100 milioni di euro a un personaggio contiguo a cosa nostra, avente a che fare in particolare con Vito Palazzolo. Tra i beni in confisca anche società con sede in San Marino e Londra, coinvolte in complesse operazioni finanziarie collegate a grosse transazioni commerciali internazionali. Quando tali clan si spostano dal loro territorio possono mutare, stringendo alleanze con settori locali e con colletti bianchi, e alcuni sono di alto spessore criminale.
    Il 15 dicembre del 2017 la Dia di Bologna ha fatto una operazione contro il riciclaggio lungo l’asse Ravenna-Foggia che ha visto anche dei passaggi a San Marino e collegabile a gruppi in qualche modo della Società Foggiana (ex clan Parrulli – Ferraro).
    Nel gennaio del 2018 è emerso che il clan Moccia della camorra ha molto probabilmente trasportato a partire dal 2012 soldi a San Marino.
    Il 10 ottobre del 2018 la Dia di Napoli ha sequestrato 2 conti correnti a San Marino riconducibili al clan Misso.
    Nella seconda tipologia rientra l’operazione Criminal Minds che riguarda tutta una serie di reati degni di nota in cui fa capolino il nome del clan Gallo Cavalieri, miscelato con gruppi di albanesi. Tale inchiesta va seguita con la necessaria attenzione sia per i reati spia attinenti che per le presenze mafiose che devono comunque essere verificate. Al momento tra condanne ed assoluzioni esiste il rischio prescrizione sia a San Marino che in Italia.
    Degno di attenzione anche il recente caso di autoriciclaggio che ha coinvolto una coppia di coniugi e per cui è stata applicata la legge 100/2013.
    La recente operazione Easy Bridge del 28 novembre 2018 ha coinvolto in un riciclaggio internazionale dei commercialisti operanti sul Titano. In tale inchiesta son coinvolti pure soggetti campani e siciliani.

    Nella terza tipologia rientrano numerose operazioni che sono state abbondantemente trattate dai vari mezzi di informazione. In particolare sono degne di nota:
    – caso Seven Eleven;
    – operazione Fil Rouge;
    – operazione Varano;
    – caso Tercas;
    – caso Re Nero
    – operazione Sponsor Laundering;
    – operazione Off Shore;
    – operazione Chalet;
    – operazione Best System;
    – operazione Machiavelli;
    – operazione Garuffa;
    – operazione Ghost Supplies;
    – vicenda Mps;
    – caso Credito di Romagna/Ibs;
    – caso Banca Commerciale Sammarinese;
    – caso Finproject;
    – caso Fingestus;
    – caso Penta srl;
    – caso fallimenti pilotati tribunale Bari.

    A questi casi vanno aggiunte le numerose operazioni sulle frodi carosello, le bancarotte fraudolente e le truffe finanziarie.
    Una trattazione a parte merita il caso Atac di Roma. Caso segnalato dalle autorità giudiziarie sammarinesi a quelle italiane nel 2010.
    Una notevole attenzione merita anche quanto sta succedendo oggi nella cosiddetta vicenda giudiziaria relativa al conto Mazzini. Questa indagine nel pieno rispetto del segreto istruttorio va seguita con la massima attenzione per tutti i risvolti che ne possono derivare. La Repubblica di San Marino con questa operazione dimostra di essere in grado di fare pulizia al proprio interno.

    Merita inoltre di essere attenzionata la truffa internazionale da un miliardo di euro che ha lambito nel gennaio 2016 la Repubblica di San Marino.
    Sempre del gennaio 2016 è la notizia del flusso di denaro diretto a San Marino pari a 20 milioni di euro relativo allo scandalo aretino riguardante la Banca Etruria. Caso da seguire con la massima attenzione.
    Occorre seguire con la massima attenzione il caso trattato anche dalla trasmissione Report della RAI TV italiana inerente il riciclaggio CARISP, che ha visto coinvolto anche il barone Dolfus che ha patteggiato a Milano una pena di 23 mesi.

    4. Studio sulla situazione attuale della criminalità organizzata a San Marino

    Le analisi fin qui effettuate e le operazioni citate – in primis quelle inerenti la criminalità organizzata e/o mafiosa – ci aiutano a delineare il quadro d’insieme. Ma occorre capire cosa sta succedendo oggi molto probabilmente sul territorio sammarinese.
    In particolare ci si trova di fronte a 2 scenari oltre a quello sopra descritto:

    1) l’italianizzazione dei fenomeni criminali.
    Si assiste ad una italianizzazione del fenomeno dal punto di vista della invasività criminale, con una diversificazione degli investimenti. Negli anni, in parole povere, i mafiosi hanno seguito i loro soldi e con la crisi hanno deciso di investirli. Bisogna quindi prestare la massima attenzione alle seguenti fenomenologie per monitorare eventuali infiltrazioni:

    • acquisizione di ristoranti;
    • acquisizione di alberghi;
    • acquisizione di negozi;
    • appalti pubblici;
    • appalti privati;
    • acquisizione di immobili;
    • gestione centri scommesse, slot, compro oro, tabacchi.

    Occorre inoltre monitorare eventuali presenze di criminalità organizzata e/o mafiosa proveniente dall’est, in primis quella russa e dalla Cina.
    Le scommesse on-line ed i possibili intrecci criminali sono un altro settore su cui tenere alta l’attenzione.

    2) rischio dell’entrata in repubblica da parte di qualche mega cordata straniera mirante de facto ad impossessarsi del Titano.

    Questo scenario, che può in un primo momento sembrare irrealistico e che ad oggi non si è corso, va comunque previsto perché dal punto di vista pratico è realizzabile ed è alla portata di diverse tipologie criminali transnazionali. Con un paio di miliardi di euro, forse anche meno, stante la crisi dalla quale la repubblica del Titano non è ancora uscita, un qualsivoglia gruppo straniero potrebbe tranquillamente impossessarsi de facto del sistema paese.

    Queste nuove fenomenologie vanno seguite con la massima attenzione: in Romagna il modus operandi delle organizzazioni criminali le ha riguardate in toto. Il pacchetto Vigna prevedeva l’Aisa e la Dsa affinché se ne occupassero.
    L’Aisa in questo momento storico sarebbe da attuare al più presto possibile per poter arginare eventuali ingressi sia di basso che di alto profilo.
    Quando arrivano soggetti da fuori per investire occorre farsi 5 domande: chi è? Cosa fa? Da dove prende i soldi? Da dove viene? Di chi si circonda? In questo modo si riducono i rischi.

    Conclusioni
    In particolare si consiglia oltre alla nascita dell’AISA, l’emanazione di un T.U. in materia di antiriciclaggio, un programma di formazione continua in tale materia per le forze di polizia, aumentare da un punto di vista sostanziale la collaborazione con la figura degli intermediari finanziari.
    Si allega al report una intervista di alcuni mesi fa a Michele Giarrusso (Commissione Antimafia italiana) uscita su Repubblica Sm a cura di David Oddone.

    Fondazione Caponnetto

    Così a margine del Vertice Antimafia Salvatore Calleri (foto), Presidente della Fondazione Caponnetto, al nostro Caporedattore, David Oddone: “Il report di quest’anno ovviamente è in linea con i report degli anni precedenti. I continui affinamenti effettuati nel corso del tempo permettono di avere un quadro della situazione aggiornato dalla quale si evince un aumento dei clan tracciati e un aumento del rischio”.

    Repubblica Sm