San Marino. Unendo tutti i “puntini” emerge un “disegno” inquietante: la democrazia sammarinese potrebbe aver subito in questi anni il più violento attacco della sua storia. … di Enrico Lazzari

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  • Non lo ha fatto con estrema chiarezza la relazione conclusiva dei lavori della Commissione parlamentare di inchiesta; non lo ha fatto con altrettanta chiarezza neppure la sentenza definitiva di assoluzione e proscioglimento generalizzati del Processo Mazzini; non lo farà neppure la sentenza di primo grado -imminente- del processo Gatti-Galassi… E non lo fa neppure l’arringa difensiva dell’Avv. Filippo Cocco che sto approfondendo, con i lettori di GiornaleSm, da un paio di giorni…

    Da nessuna di queste situazioni esce una risposta chiara a quella che -senza nulla togliere all’emergenza “bollette” o al debito pubblico crescente e contratto senza una chiara prospettiva di sviluppo economico- dovrebbe essere la priorità di ogni stato di Diritto, di ogni democrazia, specie la più antica del mondo quale si fregia di essere quella sammarinese: le cronache giudiziarie, e non solo, degli ultimi anni sono il racconto della concretizzazione di un piano sovversivo mirato a “liberare”, per poi “occupare”, i posti chiave delle Istituzioni, della finanza e dell’economia sammarinese?

    Come detto, nessuno lo fa con estrema chiarezza… Ma ognuna di queste situazioni ha fissato su un metaforico “foglio bianco” tanti, tantissimi eloquenti “puntini”. Solo unendoli tutti, uno con l’altro, potrà rivelarsi una forma, un disegno di ciò che è accaduto davvero in Repubblica nell’ultimo decennio. Sarebbe, come ho suggerito, il lavoro di una Commissione di consigliare di inchiesta che nessuno, all’apparenza, sembra oggi volere… Così, lo facciamo noi -senza l’autorevolezza di una indagine parlamentare, ovviamente- su queste pagine elettroniche.

    Prima di continuare, se non lo hai già fatto, leggi i due precedenti approfondimenti in materia, strettamente collegati a questo, chiamiamolo, “capitolo tre”: per la prima parte clicca qui; per la seconda parte clicca qui.

    Ieri e mercoledì scorso, nei “Capitolo I” e “Capitolo II”, basandoci sui “fatti strani” evidenziati dall’Avv.Cocco nei giorni scorsi in Aula durante il Processo Gatti-Galassi, abbiamo già “piazzato” una lunga serie di “puntini” che alla fine cercheremo di unire per svelare un eventuale disegno sovversivo o golpista che non si può oggi escludere possa stare dietro agli eclatanti processi degli ultimi anni. Oggi continuiamo ricollegandoci all’ultimo di questi: la testimonianza di Ambrogio Rossini, interrogato dal Giudice Alberto Buriani nella fase istruttoria, alla veneranda età di oltre 80 anni, per sette ore filate. Dichiarazioni, queste “verbalizzate” a suo tempo e inserite agli atti, che poi, nel processo, ha lucidamente smentito. E non è il solo a “ridicolizzare” le ipotesi accusatorie messe nero su bianco dal Commissario della Legge nel decreto di rinvio a giudizio…

    Infatti, anche Enzo Zafferani ha fermamente smentito. “Un’altra testimonianza -ha rimarcato il legale Cocco- di uno stimato commercialista che viene in quest’aula e dice che questa tesi accusatoria è falsa”. Del resto, e siamo nell’ipotesi di tangente per l’Euro Commercial Bank, già la formulazione dell’accusa appariva controversa visto che la presunta tangente sarebbe stata corrisposta dopo l’ottenimento e l’avvio dell’operatività della banca. Da quando le tangenti vengono corrisposte con un “pagherò” e non al momento in cui il benefit viene richiesto? 

    Non sembra essere andata meglio, all’accusa, neppure quando sul banco dei testimoni, ai Tavolucci si sono seduti i “suoi” teste. Anche da queste deposizioni giurate, infatti, emergono dei “puntini” da fissare sul foglio bianco e da unire agli altri, fra cui quello -già fissato nei giorni scorsi- che può apparire uno dei più eloquenti, ovvero che Gatti “viene arrestato per una presunta associazione a delinquere volta a contrastare lo stesso magistrato che lo indagava, che poi si è rivelata inesistente”.

    Mi riferisco alla deposizione dell’ex Ispettore Paolo Francioni, definito dall’avvocato di Gatti “la madre del processo” in corso: “Ha arrestato Gatti, ha avviato le indagini, ha fatto la relazione e poi viene qui (sotto giuramento, in Tribunale; ndr) e dice che non ci sono reati”. Rilanciando una domanda che lo stesso Cocco si è velenosamente e provocatoriamente posto: Egregio ex Isp.Franconi, se non c’erano reati, “perchè non lo ha detto a Buriani”? O forse glielo ha detto ma è rimasto inascoltato?

    In ogni caso è doveroso rimarcare, in questo caso, che seppure “tutte le indagini le abbia fatte lui”, ha sostenuto che “le valutazioni non le poteva fare…”. E, per certi versi, “nelle conclusioni finali e dopo 66 pagine di relazione” si chiarisce nettamente che “in esito a queste valutazioni non è possibile ricondurre con certezza le dazioni di denaro a specifiche utilità ottenute dagli imprenditori”. Ma perchè questo atto sarebbe “fuori dal processo, come ha denunciato il difensore? Perchè non funzionale all’accusa ma favorevole alla proclamazione di innocenza dell’imputato?

    Altri “puntini”, nell’analisi dell’indagine, del controverso arresto, dell’interminabile e -si sa oggi- ingiustificata, immotivata interminabile carcerazione preventiva e dei lavori processuali che vertono sulle accuse che hanno affossato nientemeno che Gabriele Gatti, sono stati “segnati”. E vanno ad unirsi a quelli emersi dal Processo Mazzini, dagli inquietanti esiti dei lavori della Commissione di inchiesta consigliare e, forse, anche dalla vicissitudine giudiziaria dell’ormai deceduto ex Presidente democristiano Leo Marino Poggiali, “indagato tre volte e assolto altrettante” e “raggiunto dall’ennesimo avviso di garanzia nel giorno dell’ultima assoluzione”…

    Puntini che ci raccontano come uomini politici chiave come Fiorenzo Stolfi, Claudio Podeschi, Pier Marino Menicucci, Giovanni Lonfernini e così via siano stati spinti fuori dall’attività politica sammarinese, oggi assolti o prosciolti dal Tribunale solo quando erano, ormai, indelebilmente e irrimediabilmente condannati nell’opinione pubblica. E ciò grazie al ruolo decisivo (forse addirittura manipolatorio) dell’informazione e a precise responsabilità, di singoli, anche “togati”. E, a questi, con la stessa sorte, sembrano destinati a unirsene altri -fra cui i protagonisti di questo processo “politico” a Gatti, in dirittura di arrivo- distrutti, sputtanati sui media con la pubblicazione di ordinanze “farlocche” nel merito, tanto che le ipotesi accusatorie sono quasi sempre crollate in Aula se non addirittura prima, nella fase istruttoria, magari dopo 192 giorni, o più in altri casi, di custodia cautelare

    La condanna del “tribunale popolare” -anzi populista- è bastare per creare il deserto, il vuoto nella politica, per occupare questo vuoto con un governo “amico” e poi partire all’assalto delle maggiori Istituzioni politiche, finanziarie ed economiche del Paese? E’ questa condanna popolare che ha -magari non per caso ma come parte di un preciso piano sovversivo– permesso l’affermazione della cosiddetta “cricca” di potere svelata nella relazione della Commissione di Inchiesta? Anche la giustizia, o meglio certe inchieste e i loro protagonisti, hanno avuto un ruolo determinante e addirittura strategicamente pianificato nella salita al potere della “cricca”? Dubbi a cui ogni sammarinese merita di ricevere solerte risposta, perchè in caso di risposta affermativa si sarebbe consumato il più violento attacco della storia alla democrazia sammarinese!

    I “puntini” sono ormai impossibili da non vedere, incisi nero su bianco nelle cronache giudiziarie e parlamentari degli ultimi anni. Manca solo una Autorità ufficiale che, in maniera seria e imparziale, lavori per unirli così da svelare il disegno che raccontano questi “puntini, il disegno che celano, la storia -vera, anche se forse scomoda!- dell’ultimo decennio della democrazia sammarinese.

    Enrico Lazzari