Se la trasgressione è timida..di Andrea Alberizia – www.romagnanoi.it

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  • Abbiamo voluto mettere questo articolo, e per di più in prima pagina per provocazione proprio perchè la società sammarinese, noi la reputiamo, bigotta e bacchettona…ma sotto sotto..

    Se la trasgressione è “Timida”

    Viaggio nei due piani del locale scambista in via Faentina. Amicizie che nascono su internet e finiscono in ammucchiate esibizioniste in finte galere o finti confessionali. Al bancone del bar anche un ex consigliere comunale di centrodestra
    RAVENNA – “Al primo piano abbiamo la sala giochi”, ti dice l’uomo che ti accompagna in ascensore con la sua camicia bianca sbottonata sul petto, i capelli rasati a zero e il pizzetto ricamato. Le porte si aprono. Di fronte non hai slot-machine o joystick da impugnare per guidare Pac Man. Più tardi ci farai un giro e capirai che lì il Tetris si fa incastrando corpi, fantasie e relazioni. Lì sei al “Timida”, locale per scambisti a due passi dal centro. La Ravenna avida di trasgressione sta qui, in un circolo privato di 850 metri quadrati divisi su tre piani di una palazzina arancione in via Faentina, al centro commerciale “Il ponte”, accanto al ponte che scavalca la ferrovia. Nessun cartello stradale, nessuna insegna luminosa. La Ravenna avida di trasgressione va lì a giocare. Perché è questo l’unico verbo usato. Giocano tutti. E’ tutto un gioco. Non ci sono coppie che fanno sesso scambiandosi i partner, ci sono coppie che giocano insieme. Non ci sono coppie che si mischiano in un’ammucchiata orgiastica che il tuo partner vattelapesca con chi è, sono sempre coppie che giocano insieme.

    Tessera e drink card

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    . La trasgressione è aperta sette sere su sette. Ma se vuoi un bel giro è il sabato che devi andare. Mezzora prima di mezzanotte nel parcheggio ci sono una trentina di auto. Diventeranno molte di più. Utilitarie tante, berline poche, Suv uno solo. L’ingresso è una porta anonima. Ficchi la faccia dentro e lo sguardo sbatte contro le gambe aperte di una donna. E’ solo una sagoma che sostituisce la M di “Timida”, è solo il logo poco timido del circolo. L’occhio scende e si posa sul sorriso accogliente della cassiera: i capelli legati, il vestito grigio le scivola addosso che è una meraviglia. Lei e il suo vestito grigio, da dietro un bancone da reception, ti introducono nel gioco. Un circolo privato. Entra solo chi è socio. Quando entri ti danno la drink card per le consumazioni. Pagherai all’uscita. Ti tesseri e allunghi di un nome l’elenco dei soci.

    Il politico

    . Ora sei nel gioco, dipende tutto da te. Perché Luca, il presidente del circolo che poi ti accompagnerà in ascensore, è chiaro con tutti all’entrata: non c’è garanzia di andarsene avendo conquistato qualcosa. Per i nuovi arrivati c’è il tour con il presidente. Che ti spiega le regole e ti mostra gli ambienti. Oltre al primo piano della sala giochi c’è pure un secondo piano. Due ambienti distinti, collegati solo da scale o ascensore. Al piano più alto in un angolo un calcio balilla che non pare avere l’aria dell’attrazione più gettonata. Lassù il resto è quello che potrebbe essere un club qualunque: divanetti in pelle rossa, tavolini, una terrazza con le poltrone di vimini, il bancone del bar. A prendere un drink più tardi ci troverai un ex consigliere comunale di centrodestra. Pantalone bianco e camicia nera, entra al secondo piano baldanzoso. Poi si fa contrito e sfugge allo sguardo. Ma due ore dopo sarà lui sorridente a presentarti la cassiera con il vestito grigio mentre sta accanto a lei dietro alla reception.

    Facce e corpi. Il gioco di solito comincia al piano due. Attorno a mezzanotte un centinaio di persone. Gente che ha più di trenta anni e meno di cinquanta. Qualcuno va over ma sono i meno. Spesso lei più giovane di lui. Donna: tacco alto a slanciare la gamba che esce dalla gonna svolazzante, push up truffaldino, trucco spinto. Uomo: t-shirt sportiva e pantalone casual. Mentre la musica fa ambiente li vedi che socializzano. C’è un crocchio di quattro, due lei e due lui. Uno in una mano un cocktail, nell’altra il fondoschiena della mora. Compagna sua o dell’altro chi lo sa. Giusto il tempo di buttare giù un martini lemon in terrazza e quando torni dentro trovi il deserto. Capisci che tutti sono andati a giocare davvero.

    La sala giochi. Chasing Papi trailer Imbocchi le scale e scendi. Adesso la sala giochi – che un’ora prima Luca ti aveva mostrato deserta – è affollata come nemmeno via Cavour sotto Natale. A smorzare il buio c’è solo una debole luce bluastra e gelatinosa che rende tutti più uguali. Pareti di compensato scompongono lo spazio. Un corridoio largo e lungo al centro, ai lati stanze e altri corridoi più stretti. Scenografie fedeli al copione solito: il confessionale da chiesa, la cella da galera, la dark room, la gogna, la stanza delle ombre cinesi. Nelle pareti pertugi: alcuni ad altezza sguardo, altri più in basso. Ogni stanza ha ganci per gli abiti, una pila di asciugamani freschi, una confezione di fazzolettini, un cestino con il coperchio da sollevare con il pedale. Un paio di ore più tardi il ricordo della trasgressione resterà a terra, nei fazzolettini appallottolati. Preservativi non ne vedrai molti.

    Porno senza telecomando. Nelle orecchie cominciano a entrarti gemiti e sospiri. Respiri che salgono. Grida strozzate. Rantoli che mischiano piacere buono e rabbia cattiva. Incitamenti sudati. Colpi di corpi che sbattono forte contro le pareti leggere. Tintinnare di braccialetti ai polsi agitati. Parole sussurrate quasi gelosamente in amplessi ostentati. Rumore di carni glabre che si scontrano mentre corpi abbronzati ai raggi Uv si uniscono. Urla liberatorie. Sorrisi. Fazzoletti che si sfilano dai contenitori. Tutto nell’aria secca asciugata dalla climatizzazione e affollata dagli odori di deodoranti e profumi di donna. Fuori dalle stanze, nei corridoi, c’è il passeggio di chi è curioso ma non abbastanza per unirsi al gioco. Coppie in conflitto: lui vuole buttarsi, lei si vergogna. Poi coppie abbracciate, coppie per mano, singoli spaiati. Per tutti è facile godere dello spettacolo: gli scrupoli degli altri sono pochi. Anzi zero. Esibizionismo puro. C’è la ressa per guardare i seni della mora e della bionda che si fondono o i peni del brizzolato e dello stempiato accanto a loro pronti per unirsi. Risatine da quindicenni davanti al primo film porno. Ma qui il Dvd non puoi mandarlo avanti ad alta velocità per saltare le parti noiose.

    Esibizionismo un tanto al chilo. Sul letto più grande ne conti dieci, equamente spartiti fra uomini e donne. Si mischiano e si confondono. Abili amatori e impacciati signori. Matrone della sensualità e casalinghe disperate. Tutti insieme. Appassionatamente, si direbbe. Nell’angolo c’è una donna. Ha il viso schiacciato sulla pelle nera del divano. Ha un uomo sulla schiena. Si avvicina un altro e si accovaccia accarezzandole i capelli. “Amore, ti piace?”: sono le tre parole che scivolano tra le labbra. In una stanza vedi Brigitta Bulgari, pornostar ungherese con casa nel Ravennate. La vedi in un fotogramma di uno dei suoi film proiettato sullo schermo della stanza cinema. Da un’altra parte due coppie: un lui e una lei se ne vanno e tornano con due gin tonic. Così l’incastro ricomincia e si chiude con la battuta di lui: “Siete due zoccole”. Loro ridacchiano orgogliose. Ad ammirarli anche un travestito: un omone robusto con gli infradito bianchi e i capelli di Jerry Calà ultima maniera che cammina sgraziato infilato in un bianco vestito lungo a rete. Nella stanza delle ombre cinesi sono già al dopo sesso. Sono alle chiacchiere in amicizia. Scopri che l’appuntamento è partito su internet ed è finito davanti a quel faretto che proiettava il loro movimento. “Nel 2008 mi sono scopato 188 fighe”, si vanta. Ridono. Nell’altra stanza ci sono cinque galeotti: dietro le sbarre della finta cella una bionda morbida verso la quarantina, una mora burrosa dopo la trentina, i rispettivi compagni e il giovane con il codino. Il suo gioco finirà presto dentro la bionda. Fuori dalle sbarre un anfiteatro di divani affollati di spettatori molto coinvolti. In cella la mora è bellissima. Si muove dolce e lasciva, sposta la chioma che le copre gli occhi. Algida eleganza che non si scompone mentre ricambia lo sguardo di chi l’ammira. Un’ora dopo la incrocerai al buffet del secondo piano che avidamente mangia la patatina salata dalla ciotola. La ciocca di capelli fuori posto sulla tempia, le gote rosso fuoco e la camminata stanca tradiscono la splendida follia esibizionista. Lei che poco prima ha pure dovuto respingere il tentativo di un rotondo quarantenne che ancora vestito voleva partecipare. La regola è semplice: discrezione per unirsi alla coppia e compostezza se ti respingono.

    Un’altra bevuta.

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    Made for Each Other film

    Al secondo piano dove tutto era iniziato ora tutto finisce. Dopo il drink con ghiaccio nel bicchiere per rompere quello fra le coppie ora una tartina salata e un altro drink per bagnare la bocca. Poi i saluti e le scale. Fino alla ragazza con il vestito grigio che le scivola addosso a meraviglia. A lei paghi i due drink e poi ti appoggi al maniglione antipanico per spalancare la porta sul parcheggio.

    Andrea Alberizia Adulthood